SULLE TRACCE DELLA “DIVINA COMMEDIA"

Dante 700 approda
in Lessinia

13/10/2020 16:51

Alessandro Anderloni dice Dante in Lessinia. Quattro eventi ripercorrono le tradizioni legate alla montagna veronese e al sommo Poeta nell’anniversario dei 700 anni dalla morte che si festeggerà nel 2021. Partendo da queste tradizioni, Anderloni interpreta sul palcoscenico del Teatro Orlandi di Velo Veronese quattro canti della Divina Commedia legandoli ai racconti sul Cóvolo di Camposilvano, al Ponte di Veja, al Monte Purga di Velo.

Si inizia venerdì 23 ottobre con “Il Cóvolo e la porta dell’Inferno” (Inferno III). Vuole l’antica leggenda che Dante Alighieri, ospite degli Scaligeri a Verona, fosse salito in Lessinia per visitare il Cóvolo, voragine che si apriva allora in una fitta selva, nella valletta di Camposilvano. Scendendo il sentiero tra i massi di crollo, il Poeta si sarebbe trovato di fronte alla porta che un tempo chiudeva, con il muro circostante l’accesso, alla caverna, proteggendo da bestie e ladri le scorte di carne e formaggi che i montanari vi custodivano, come in un frigorifero naturale, nel fondo ghiacciato. Al cospetto della parete di roccia strapiombante, di fronte a questa porta che Dante avrebbe immaginato quella del suo inferno, con la memorabile scritta: Lasciate ogne speranza voi ch’intrate del canto III di Inferno.

Venerdì 30 ottobre si prosegue con “Il Cóvolo e il ghiaccio del Cocito” (Inferno XXXIII). Se Dante visitò davvero il Cóvolo fu la morfologia della grotta, con le diverse stratificazioni di roccia, a ispirargli la forma dei cerchi infernali. La discesa tra i massi di crollo della volta verso il fondo, tanto simile a quella lungo le ruine che il pellegrino dovette percorrere nel cammino infernale, gli svelò a poco a poco l’immensità della caverna. Arrivato ai piedi della frana, si trovò di fronte al ghiaccio che allora si formava sul fondo. Qui il Poeta immaginò il tappo del regno dolente, nel centro della Terra e dell’universo, nel punto più lontano da Dio dove, imprigionato dal ghiaccio che lui stesso crea con il vento gelido delle sue sei ali, dimora Lucifero, lo ’mperador del doloroso regno a masticare i tre traditori, come il Conte Ugolino mastica la testa dell’Arcivescovo Ruggeri, nella straziante scena narrata dal canto XXXIII di Inferno.

Venerdì 6 novembre la serata è dedicata a “Il Ponte di Veja e i ponti di Malebolge” (Inferno XXI). Nella biografia di Dante, dove i fatti storici si mescolano con le leggende e gli aneddoti, qualcuno ha voluto accogliere la suggestiva ipotesi che il Poeta, ospite degli Scaligeri, fosse salito fino al Ponte di Veja, un arco di quaranta metri ai cui piedi scorre un torrente e si aprono numerose cavità. A ricordare questa visita, il castagno centenario che si trova nelle vicinanze è tuttora chiamato il Castagno di Dante. Niente può suffragare l’ipotesi che al cospetto dell’imponente arco di roccia Dante avesse trovato ispirazione per i ponti che uniscono le Malebolge, nell’ottavo cerchio infernale. Ma nulla vieta di immaginarvi la scena del diavolaccio che sale il ponte portando con sé un barattiere che getta nella pece bollente del fiumiciattolo sottostante, dove il poveraccio è infilzato da diavolacci-cuochi, come fosse carne lessa in una caldaia, come si racconta nel XXI canto di Inferno.

Ultimo appuntamento venerdì 13 novembre con “La Purga di Velo e il Monte Purgatorio” (Purgatorio I). È attestato che il toponimo Purga, il monte che si innalza sopra il paese di Velo, derivi dalla cosiddetta lingua “cimbra” portata in Lessinia con l’arrivo di coloni bavaresi nel Basso Medioevo. L’etimologia deriva dall’antico alto tedesco burg e dal medio tedesco burc che significa tanto borgo quanto castello o fortificazione. Sulla cima conica del monte, infatti, sorgeva in epoca preistorica un castelliere e più tardi un fortilizio romano. Nulla dunque rimanda all’etimologia del monte Purgatorio, dal latino purgatorius, “che purifica”. Ciononostante nelle stalle dei filò, dove non di rado si trovava una copia della Divina Commedia di cui qualche anziano sapeva recitare interi brani a memoria, si immaginava che, dopo la visita al Cóvolo, Dante fosse salito sul Purga e avesse immaginato qui il suo cammino verso la cima del Purgatorio che inizia con il I canto della seconda cantica.


 
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