AGRICOLTURA

Coldiretti: Stalle
non inquinano

06/04/2020 17:50

Distorsioni di filiera, speculazioni sui prodotti e non solo, il Made in Italy è anche il bersaglio preferito dei leoni da tastiera produttori di fake news che oltre a creare confusione veicolano la disinformazione tra cittadini e consumatori. L’ultimo episodio smascherato da Coldiretti in piena emergenza sanitaria riguarda le stalle, ingiustamente colpevolizzate dell’alto livello di inquinamento prodotto. Ebbene i dati rivelano che con le fabbriche chiuse e le stalle aperte e dopo oltre un mese di restrizioni, zone rosse e chiusura di attività industriali imposte dal Coronavirus – spiega la Coldiretti - i livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento, si sono ridotti chiaramente come mostrano le immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa).


Questo tipo di fake news vanno condannate - sottolinea la Coldiretti – come i fantasiosi tentativi fuori dalla realtà di far immaginare un collegamento, del tutto inesistente, tra l’attività di allevamento nazionale e l’epidemia coronavirus, come purtroppo ipotizzato anche da qualche trasmissione televisiva pseudo scientifica, con il pericoloso effetto di screditare e depotenziare la capacità produttiva del settore zootecnico favorendo speculazioni.




Un comparto che al contrario alimenta economie circolari con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e alla base dell’agricoltura biologica con l’Italia che – riferisce la Coldiretti – detiene la leadership europea in termini di numero di aziende ma anche la produzione di energie rinnovabili come il biogas. Il Veneto regione con una spiccata vocazione zootecnica eccelle nei numeri di capi, nella produzione lattiero casearia blasonata e nei marchi di qualità della carne. Negli anni è maturata la consapevolezza ambientale vista la capillare diffusione di biodigestori, gli standard del benessere animale. sono rispettati regolarmente quanto la riconversione al sistema d’allevamento biologico. Un grande lavoro di recupero delle razze va riconosciuto agli imprenditori agricoli che hanno saputo custodire specie in via d’estinzione ritrovando l’habitat ideale per continuare a tutelare la presenza di ovini, bovini, equini dalla forte identità genealogica. Un patrimonio regionale di milioni di capi che danno latte e carne che per sicurezza e qualità non hanno eguali al mondo. Un sistema consolidato consolidato anche grazie a iniziative di valorizzazione messe in campo dagli allevatori, con l’adozione di forme di alimentazione controllata, disciplinari di allevamento restrittivi, sistemi di rintracciabilità elettronica e forme di vendita diretta della carne attraverso le fattorie e i mercati di Campagna Amica. “Scegliere carne Made in Italy significa anche sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado ambientale conservando il paesaggio e le tradizioni per intere generazioni”.


L’emergenza coronavirus ha fatto emergere tutta la centralità delle filiera nazionale di latte e carne dopo che stalle, ricoveri e ovili che si sono svuotati e la Fattoria Italia che nell’ultimo decennio. Un addio che – precisa la Coldiretti – ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi pagati per il latte e per la concorrenza sleale dei prodotti di dubbia qualità importati dall’estero.


 
Nessun commento per questo articolo.