L'ANALISI DI APINDUSTRIA CONFIMI VERONA

Prodotti "Made in Verona”
a rischio di grande crisi

04/04/2020 10:00
Dai formaggi e salumi tipici della Lessinia ai grandi vini veronesi, dai dolci da ricorrenza come le colombe pasquali alle conserve alimentari tipiche. Tanti sono i produttori di eccellenze alimentari del “Made in Verona” che rischiano una profonda crisi a causa dell’emergenza Coronavirus.
«Proprio nelle settimane che precedono la Pasqua, la pandemia ha messo in seria difficoltà tutte quelle aziende che nel corso del tempo hanno sviluppato un business, in continua crescita, fornendo il vivace mondo della ristorazione in Italia e all’estero», segnala Pietro Marcato, presidente del Settore Alimentare di Apindustria Confimi Verona.
Se 10 anni fa il consumo fuori casa era valutato il 32,7% dell’intero business alimentare (il 67,3% era la percentuale del consumo in ambito domestico), nel 2019 la percentuale è salita al 36%. Si tratta di una filiera produttiva in continua crescita dove particolare è l’attenzione a qualità, provenienza, valorizzazione della tradizione del territorio. Ancora maggiore è stata l’espansione, negli ultimi anni, delle esportazioni di prodotti alimentari veronesi verso ogni angolo del mondo seguendo il successo della cucina italiana. Terreno fertile che ha permesso la crescita delle piccole e medie aziende alimentari: fiore all’occhiello dell’intera nostra economia.
«L’80% degli ordinativi fatti nelle settimane scorse dai nostri clienti sono stati cancellati a causa della chiusura di hotel, ristoranti, pizzerie e bar. I grossisti e cash and carry di riferimento non lavorano e, di conseguenza, non abbiamo ordini per l’imminente settimana di Pasqua», prosegue. Inoltre molti produttori hanno prodotti alimentari freschi fermi nei magazzini: «Se non si sboccherà a breve la situazione, non saranno più vendibili. È una situazione molto difficile pure per i pagamenti: le chiusure improvvise dei punti vendita all’inizio della bella stagione hanno fatto sì che tantissimi clienti non riescano a pagare ora le precedenti forniture».
Le prospettive future non sono certo migliori: «Con la stagione turistica ferma, alberghi e campeggi vuoti, la situazione non può che peggiorare. Con queste premesse, sarà molto difficile riuscire a ripartire una volta che l’emergenza sarà finita – conclude Marcato –. Solo tra qualche settimana, dopo aver capito l’andamento della pandemia negli altri Paesi, riusciremo a capire quali saranno le conseguenze sulle nostre esportazioni. Una vera tragedia anche economica».

 
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