SI NOTA ALL'IMBRUNIRE

Della solitudine
e i suoi mostri

15/01/2020 17:35

“Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia” scriveva Paul Valéry e la citazione dello zio è il monito perfetto da sventolare sotto il naso di un vecchio brontolone barricato in campagna, lontano da tutti e soprattutto dalle insidie della socievolezza, così terribilmente faticosa. Non si capisce fino a che punto sia una scelta vera la solitudine del protagonista, se sia una fuga dagli altri o da se stesso. Silvio Orlando in “Si nota all’imbrunire” è sempre Silvio, un anziano scontroso e indolente che sta lentamente dosando il proprio tempo, per arrivare puntuale e senza imprevisti all’appuntamento con la morte.

Mentre sullo sfondo si combattono battaglie personali e collettive tra gli estranei che formano una famiglia, in Silvio si consuma il conflitto di chi vorrebbe, ma non sa più come, stare con gli altri. Gi altri che ci vogliono sempre, “per farti sentir male o proprio tanto bene”.

In “Si nota all’imbrunire - solitudine da paese spopolato” di Lucia Calamaro (GUARDA IL SERVIZIO), con la regia della stessa Calamaro, si riflette sui rapporti di potere dentro le mura domestiche, sulla causa-effetto di ogni squilibrio familiare, sui silenzi così eloquenti e le parole così vuote che servono solo a chi le dice. Si ride amaramente della precarietà dei rapporti umani e si esce con una sola grande voglia: di andarli a trovare tutti e subito, i parenti rimasti soli e dimenticati.

Lo spettacolo è in replica al Teatro Nuovo di Verona fino al 19 gennaio.


 
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