L'ACCORDO

Agsm-Aim, chiusa
intesa su fusione a 3

26/11/2019 09:15

Dopo tanti mesi dal primo accordo, è pronta la fusione tra Agsm Verona ed Aim Vicenza. Restano solamente da definire alcuni dettagli di rilievo. E intanto si fa avanti ufficialmente A2A, con una lettera che chiede di creare un «tavolo di discussione» sulla futura, possibile partnership industriale con le due multiutility venete.

Come ricorda Lillo Aldegheri, sul Corriere di Verona, una riunione a Vicenza, la settimana scorsa, sembra aver definito la questione sul fronte leghista, fondamentale in termini di voti nei due consigli comunali che dovranno approvare l’operazione. L’azienda di lungadige Galtarossa e la sua «consorella» vicentina dovrebbero creare una nuova società nella quale entrerebbe subito, appunto, un partner industriale, in grado di fornire alcuni apporti ritenuti indispensabili, primo fra tutti quello di un termovalorizzatore che garantisca il completamento del ciclo dei rifiuti: raccolta, trattamento ed incenerimento. L’operazione «Agsm+Aim+partner» avverrebbe in contemporanea, come avevano chiesto il presidente di Agsm, Daniele Finocchiaro, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, e l’amminsitratore unico di Aim Luigi Vivian.

L’ultimo ostacolo da superare rimane però quello del «peso» societario dei tre protagonisti. L’ipotesi sul tavolo nella riunione vicentina è stata quella di far entrare il partner industriale, chiunque esso sia, con il 30 per cento delle quote, distribuendo il rimanente in parti eguali: 35 per cento ad Agsm e 35 per cento ad Aim. Un’ipotesi che i vicentini accetterebbero più che volentieri, ma che crea invece più di un «mal di pancia» a Verona, visto che Agsm è decisamente più grande di Aim: Verona ha un fatturato di oltre 800 milioni di euro e più di 1.300 dipendenti, mentre Vicenza ha un fatturato di circa 280 milioni e poco più di 800 dipendenti. E finora si era parlato di una fusione tra le due società che attribuisse un peso societario del 58% ad Agsm e del 42% ad Aim. Ecco perché un’intesa «alla pari» viene vista con esultanza dai berici ma con più di qualche dubbio dagli scaligeri. Ma il vicentino Vivian sarebbe molto determinato su questa linea, minacciando in caso contrario di restarsene per conto proprio. I dettagli dell’accordo potrebbero peraltro rivelare nei prossimi giorni nuovi aspetti, finora tenuti rigorosamente segreti.

Dai lombardi di A2A è intanto arrivata una lettera per chiedere d’istituire subito un tavolo di confronto per la discussione della futura partnership. Analoghe richieste sarebbero state avanzate anche dagli emiliani di Hera, da Dolomiti e da altri. La società di consulenza Roland Berger ha presentato un piano strategico che sembra indicare A2A come partner più conveniente: proprio quel piano sarà peraltro illustrato pubblicamente in tutti i dettagli nel corso di una commissione consiliare che il presidente Alberto Zelger ha convocato per il prossimo 12 dicembre. Secondo quel piano, i posti di lavoro nella futura grande multiutility saranno circa 600 lavori in più rispetto a quelli attuali. La società di consulenza prevede inoltre la possibilità di un margine operativo lordo di 243 milioni e quasi 300 milioni di dividendi (cumulati al 2024) da distribuire ai soci.


 
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