FONDAZIONE FEVOSS PREMIA A FIERACAVALLI LE MIGLIORI TESI SUGLI INTERVENTI ASSISTITI CON GLI EQUINI

Cavallo come medicina per
chi abusa di smartphone

10/11/2019 09:55
Un’esperienza di psicoterapia equino-assistita su un’adolescente. Un monitoraggio biochimico per capire cosa si scatena, nell’organismo di un ragazzo, in seguito alle interazioni con un equino. Il cavallo protagonista delle attività per risocializzare i giovani detenuti. Sono le tre tesi vincitrici del Premio Carla Guglielmi, bandito dalla Fondazione Fevoss Santa Toscana, che per la seconda volta ha scelto il palcoscenico di Fieracavalli per la consegna dei premi per le migliori tesi di laurea o di dottorato a livello nazionale aventi come tema la terapia effettuata avvalendosi del cavallo per migliorare lo stato di salute psicofisica di una persona, soprattutto se si tratta di un adolescente con problematiche caratteriali e di socializzazione determinate anche dall’abuso di tecnologie informatiche.
La passione educativa verso i giovani in difficoltà e la straordinaria relazione tra uomo e cavallo erano infatti il “mantra” di Carla Guglielmi, stimata docente di Lettere dell’istituto tecnico Pasoli di Verona scomparsa alla fine del 2016. «Una donna innamorata della vita, della natura, dei giovani e dei cavalli, come i purosangue arabi che per assecondarla ho iniziato ad allevare», racconta il marito e benefattore Angelo Pasi, che ha voluto ricordarla con questo premio, assegnato oggi nell’ambito della 121esima edizione di Fieracavalli. «Quest’anno, visto l’alto livello degli elaborati, abbiamo deciso di premiare tre lavori anziché uno». «Abbiamo voluto premiare la ricerca e lo studio sugli interventi assistiti con il cavallo come possibile supporto all’adolescente in particolari situazioni di difficoltà psicofisica, ma anche nel naturale percorso di crescita verso l’età adulta», aggiunge il presidente di Fondazione Fevoss, Alfredo Dal Corso. «Il cavallo, quindi, diventa “medicina” per risolvere problematiche caratteriali e di socializzazione determinate sempre più spesso, oggi, anche dall’abuso degli smartphone e delle tecnologie informatiche”.
Il primo premio, di 1.500 euro, è andato ad Alba Rusconi, con la tesi del master di primo livello conseguito alla facoltà di Scienze della Formazione dell’università Cattolica di Milano, dal titolo: «Sono al tuo fianco: Un’esperienza di Psicoterapia Equino – Assistita in Italia», sul caso di una adolescente normodotata con una serie di problemi socio-relazionali di difficile soluzione con le terapie psicologiche e psicoterapeutiche classiche, che ha trovato invece grande beneficio nel rapporto con il cavallo. La stessa alienazione e perdita di empatia che si registra sempre più tra gli adolescenti che fanno scorpacciate quotidiane di tecnologia. «Con la guida e mediazione dei cavalli diventa invece possibile recuperare quella capacità di provare emozioni, di esprimere sentimenti e manifestare affettività», scrive l’autrice.
Un premio, pari a 500 euro, è andato anche ad Annapaola Vesco, per «Le “redini” del cortisolo - Monitoraggio biochimico a seguito di interazioni uomo-equino», tesi della sua laurea triennale in Psicologia dell’educazione conseguita allo Iusve, Istituto Universitario Salesiano di Venezia, un lavoro sperimentale sugli interventi con il cavallo rivolti a ragazzi tra i 6 e i 13 anni che ha dimostrato «che le attività non agonistiche a cavallo favoriscono l’abbassamento dei livelli di cortisolo, particolare ormone deputato al controllo dello stress». Lo stesso cortisolo che il nostro corpo produce - è stato dimostrato - anche quando trascorriamo tanto tempo su Facebook o Instagram, scorrendo annoiati la timeline alla ricerca di qualcosa che ci interessi.
Riconoscimento di 500 euro anche per Erika Raggi, per «Attività riabilitative in area penale: lo stabilirsi di relazioni interspecifiche come base per la risocializzazione dei detenuti», tesi conseguita all’università Cattolica di Milano, al corso di laurea in Psicologia clinica e Promozione della Salute. «Un lavoro dal grande valore umano e spessore scientifico» secondo la giuria, composta da medici, veterinari e docenti universitari. I detenuti, spiega Raggi, proprio come gli adolescenti «tendono a rifugiarsi in un isolamento relazionale. E per gli individui emotivamente emarginati «la costruzione di una relazione tra uomo e cavallo», tanto più in un luogo protetto come la scuderia, «ha consentito una rieducazione alle dinamiche che caratterizzano anche le relazioni umane».

 
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