SENTENZA CORTE D'APPELLO

"Guerra" dell'Amarone
Consorzio batte Famiglie

25/10/2019 18:44

La tutela della Denominazione di origine controllata e garantita prevale sulla registrazione di un marchio, anche a livello europeo. E’ lo spirito della sentenza della Corte d’Appello di Venezia che ha condannato 13 produttori storici dell’Amarone della Valpolicella per concorrenza sleale, scorrettezza, professionale nell’utilizzo del marchio, violazione del disciplinare della Docg e pubblicità illecita nella causa intentata dal Consorzio di tutela vini della Valpolicella.

I giudici veneziani hanno quindi accolto su tutta la linea la tesi del Consorzio presieduto da Andrea Sartori e diretto da Olga Bussinello, bocciando, con una sentenza pubblicata lo scorso 10 ottobre e diffusa dal quotidiano economico “Italia Oggi”, l’iniziativa commerciale delle “Famiglie dell’Amarone d’Arte” che dal 2009 producono Amarone della Valpolicella sotto quell’insegna, poi divenuta “Famiglie Storiche”.

Una sentenza che segue quella in primo grado che aveva già accolto la denuncia del Consorzio. Le aziende che erano ricorse in Appello sono: Caorte Giara (di Marilisa Allegrini), Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi Agricola, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini e Zenato.

La Corte d’Appello nella sentenza fa riferimento ad una “valenza ingannatoria” verso il consumatore con un’espressione che lo indurrebbe a credere- evocando la lettera A e con il bollino recante l’indicazione “d’Arte” - di “trovarsi di fronte ad un prodotto di superiore qualità rispetto all’Amarone della Valpolicella” e potrebbe essere indotto “a pagare, in conseguenza” un prezzo superiore”.


 
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