IERI SERA IN ARENA

40 anni dopo
e per sempre coinvolti

30/07/2019 17:41

Il primo pezzo di “Storia di un impiegato”, l’album del ’73 che meglio racconta le atmosfere sessantottine, è “Canzone del maggio”, quella del ritornello “Per quanto voi vi crediate assolti…” che torna anche in “Nella mia ora di libertà”.

Nessuno è assolto, sono per sempre coinvolti anche i 9000 che stanno in Arena, è anche per loro che si illumina la frase sul maxischermo alle spalle di Cristiano De André (GUARDA IL SERVIZIO TG). È per tirar dentro tutti che scorrono le immagini delle proteste di piazza del maggio parigino e dei gilet gialli, degli scontri, dei manifestanti con il dito medio in faccia alla polizia, dei barconi di immigrati.

“Assoluzione e delitto lo stesso movente” è la lettura, di padre in figlio, di chi canta “così son diventato mio padre, ucciso in un sogno precedente”. Le parole sono di Faber ma calzano a pennello anche per Cristiano, che a metà concerto confessa: “È solo da dieci anni che mi sono salvato dal mio cognome, pensavo di non farcela e invece grazie a voi ce l’ho fatta”. Affronta il palco prima da solo, poi con la Premiata Forneria Marconi sul finale. La Pfm arriva dopo mezz’ora di pausa, da sommare a mezz’ora di ritardo iniziale: un’ora di attesa che chiama qualche fischio e una risposta un po’ assonnata da parte del pubblico sugli ultimi brani (liberi tutti solo alle 1:30). Del resto prima di poter cantare “La guerra di Piero”, “Andrea” e “Via del Campo”, si passa per i pezzi meno coinvolgenti e famosi de “La Buona novella”, distratti solo da un fondale luminoso e un’esecuzione sempre impeccabile.

Scorre la lunga scaletta senza tagli fino all’ultima canzone, tra immagini degli ospiti di un ballo mascherato che bruciano le icone di Pasolini, Janis Joplin e Faber, tra “intellettuali d’oggi e idioti di domani” (e qui troviamo le facce di Boris Johnson, Berlusconi e Trump). Poi Gesù Cristo, come diceva Fabrizio “il più grande rivoluzionario di tutti i tempi”, e infine il bis che tira le fila della musica di De André oggi come 40 anni fa: “il Pescatore” (GUARDA IL VIDEO) chiude il cerchio di uno show che punta il dito ma abbraccia, fa ballare gli assassini in platea, non li condanna e non li salva. Anche se si credono assolti, per sempre coinvolti.

(GUARDA L'INTERVISTA A DORI GHEZZI)


 

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