LA BATTAGLIA DI UNA VEDOVA VERONESE

Ospedale non vestirà più
salme dopo il caso Mazzi

25/06/2019 10:21

Il personale delle celle mortuarie dell’azienda ospedaliera di Verona non si occuperà più della preparazione dei defunti: ci penseranno le pompe funebri. Il caso della salma del marito irriconoscibile ai funerali, denunciato dalla veronese Elena Temporin, ha spinto l’Asl 9 di Verona a cambiare il regolamento dal mese di luglio (dall'8 a Borgo Roma, e dal 29 a Borgo Trento).

Lo scorso dicembre aveva destato clamore e sconcerto la sua denuncia della terribile esperienza che aveva vissuto all’estremo saluto del coniuge, Marco Mazzi, commerciante ambulante deceduto ad appena 49 anni, domenica 25 novembre 2018, all’ospedale di Borgo Trento, stroncato da un infarto: un dramma nel dramma. La donna e i figli, già maggiorenni, avevano acconsentito all’espianto degli organi (cornee, valvole del cuore, tessuti, tendini, una rotula e i muscoli), nella speranza che la prematura morte del loro caro potesse quanto meno servire a qualche malato, con la sola richiesta che il corpo fosse presentabile per il funerale. Ma così non è stato.

Dietro le nuove modalità di vestizione e preparazione delle salme per il funerale, c’è anche e soprattutto la battaglia della giovane vedova di 52 anni di Sona affiancata dai legali di Studio 3A. “Le coscienze si sono smosse, come speravo - racconta la donna - Le scuse formali, quelle non me le hanno fatte, ma mi hanno garantito che avrebbero cambiato il regolamento e l’impegno è stato mantenuto. La mia denuncia l’ho fatta soltanto per questo, perché quello che è capitato al funerale di mio marito, e che sono convinta non sia per niente l’unico caso, non abbia più a ripetersi e nessuno debba più passare un’esperienza così traumatica, in un momento di profondo dolore, che ti segna per sempre”.


 
Nessun commento per questo articolo.