BASSA VERONESE

Cooperativa Tabacchi,
fumata nera in Regione

11/06/2019 15:27

Nessun accordo. Come ricostruisce Confagricoltura, fumata nera all’incontro promosso a Venezia dalla Regione tra le rappresentanze dei tabacchicoltori da un lato e dall’altro il commissario Riccardo Cinti e il liquidatore giudiziale Andrea Rossi sulla situazione riguardante una ventina di aziende di tabacchicoltori della Bassa Veronese, messe in ginocchio dal mancato rimborso della Cooperativa tabacchi di Verona (Ctv), posta in liquidazione. Non si è trovato un punto di incontro tra le due posizioni e ora per gli agricoltori risulta difficile trovare una via d’uscita.

“Ci siamo scontrati con un muro di incertezza, ostilità e nessuna volontà di andare a pagare il dovuto agli agricoltori – sottolinea Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona -. Prendiamo atto che non c’è stata una volontà di apertura verso le aziende, né di liquidare il rimborso dovuto agli ex soci della Ctv di 10 milioni di euro, necessari per proseguire l’attività. Ora, in mancanza di liquidità, i tabacchicoltori del Basso Veronese si troveranno ad affrontare la campagna 2019 con un quantitativo di tabacco insufficiente per proseguire l’attività”.

Assente per altri impegni l’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, il tavolo è stato mediato dai funzionari dell’Unità regionale di crisi delle aziende. Erano presenti i rappresentanti aziendali di Flue Cured di Salizzole, che ha incorporato la Ctv dopo la liquidazione, e le rappresentanze sindacali dei lavoratori, tra cui i rappresentanti di Confagricoltura Verona, Giovanni Mercati, presidente della Flue cured Verona (Fcv) ed Enrico Parodi, socio della cooperativa Virginia. Ora a decidere come procedere sarà il Consiglio di Flue Cured, che si riunirà nei prossimi giorni nello stabilimento di Salizzole.

“L’incontro è stato interlocutorio, perché mancava l’assessore. Abbiamo chiesto come mai non ci viene pagato il dovuto, come ha stabilito il concordato- spiega Enrico Parodi . “Il commissario ha spiegato che , per legge, gli agricoltori non hanno diritto, nonostante ci sia un decreto di omologa che ha stabilito quanto ci viene dovuto. La loro proposta di accordo è una riedizione dell’ultimo che ci era stato fatto, che prevedeva una liquidazione agli agricoltori di gran lunga misura inferiore rispetto al decreto di omologa e in buona parte destinata a finanziare l’acquisto dell’azienda. È chiaro che per noi è inaccettabile. Ci siamo lasciati dicendo che tutti noi auspichiamo un accordo, ma noi siamo molto pessimisti perché abbiamo visto che non c’è volontà di andare incontro alle aziende”.

La Ctv, fondata nel 1969, è stata per decenni un solido punto di riferimento per i tabacchicoltori di Verona, che hanno una lunghissima tradizione nel coltivare il Virginia Bright, un tabacco di altissima qualità che nel Veronese trova le condizioni pedoclimatiche più idonee al mondo. La coltivazione di tabacco crea una produzione lorda vendibile che, in termini finanziari, è di 14-15 volte superiore rispetto alle colture tradizionali come il mais e i cereali. Un flusso finanziario che ha avuto grandi ricadute sul territorio e sul suo indotto, creando centinaia di posti di lavoro. Nel 2015 la cooperativa ha subito una serie di difficoltà ed è stata costretta a chiedere la liquidazione volontaria della società. I soci, tra grandissime difficoltà, sono riusciti a proseguire l’attività con una nuova cooperativa, la Flue Cured, utilizzando la formula “affitto di ramo d’azienda” che ha consentito di preservare il patrimonio aziendale, i clienti internazionali e i posti di lavoro dei dipendenti.

Come ha ricordato oggi Giovanni Mercati, “il concordato raggiunto è stato pressoché unico in Italia, dato che ha garantito il pagamento del 78% dei debiti grazie esclusivamente all’impegno di un gruppo di agricoltori nel voler proseguire l’attività dell’impianto di Salizzole. Eppure, che, a distanza di quasi un anno dall’omologa, ancora non si procede al pagamento degli agricoltori perché il liquidatore si rifiuta di pagare in forza del parere espresso dal commissario, secondo il quale gli agricoltori soci di una cooperativa non possono vantare crediti da fornitura. Pur rispettando il parere, non possiamo non rilevare che viene ritenuto errato da autorevoli professionisti, e, a suo tempo, era stato respinto dal tribunale”.


 
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