COINVOLTA ANCHE VERONA

Enorme traffico rifiuti:
giudizio immediato

15/04/2019 16:30

La Procura di Milano ha chiesto il giudizio immediato per 13 indagati nell'inchiesta con al centro un traffico illecito di circa 37 mila metri cubi di rifiuti stoccati in vari siti al Nord Italia e poi bruciati, inchiesta nata in seguito all'incendio del capannone della 'Ipb' a Milano, distrutto in un rogo divampato il 14 ottobre 2018. Incendio durante il quale si sollevò una colonna di fumo visibile a distanza di chilometri, e per molti giorni dopo l'aria fu irrespirabile non solo nella zona ma anche nel centro della città. Le 13 persone delle quali il pm Donata Costa, che ha coordinato le indagini assieme alla collega della dda Silvia Bonardi, chiede il processo con il rito che consente di saltare l'udienza preliminare lo scorso 27 febbraio furono destinatarie di una misura cautelare, chi il carcere, chi i domiciliari, chi l'obbligo di dimora, firmata dal gip Giusy Barbara, lo stesso che ora dovrà decidere sull'istanza. Dall'attività illecita i guadagni accertati superano il milione di euro.

Secondo gli accertamenti della Procura e della Squadra Mobile milanese, era stato architettato un meccanismo che avrebbe permesso di incassare soldi con il ritiro di ingenti quantità di rifiuti da smaltire. Rifiuti che sarebbero stati stoccati illegalmente in siti sparsi per il nord Italia, per poi essere bruciati. Infatti, come riporta il capo di imputazione, avrebbero gestito, tra i capannoni di Milano e di Verona e altri due in provincia di Lodi e Venezia, circa 37 mila metri cubi di rifiuti "di origine diversa" con un guadagno in pochi mesi del 2018 calcolato per "difetto" di oltre un milione di euro. Tra le persone per cui è stato proposto l'immediato ci sono Aldo Bosina, 55 anni, amministratore di fatto della Ipb Italia, Mauro Zonca, Parizia Geronimi, amministratori della stessa società, e Giancarlo Galletti, direttore del sito di via Chiasserini e poi intermediari nel traffico dei rifiuti e responsabili dei trasporti. Le accuse a vario titolo sono sono attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, intestazione fittizia di beni e calunnia. Pur non essendo stata contestata l'aggravante mafiosa ai tempi dell'indagine c'era il sospetto che alcuni avessero avuto legami con la criminalità organizzata.


 
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