LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE

Lo straniero di Favino
commuove il Nuovo

30/01/2019 12:36

Teatro Nuovo strapieno per un uomo solo, vestito male, senza scenografia ed effetti speciali. «La notte poco prima delle foreste» di Bernard-Marie Koltès, in scena tutte le sere fino al 3 febbraio (GUARDA IL SERVIZIO TG), era uno degli spettacoli più attesi della stagione, da quando ne è stato proposto un estratto all’ultimo Sanremo.

«Tutto quello che si muove diventa un bersaglio, e più mi faccio prendere a calci in culo più sarò straniero», con quel monologo, sulle note di «Mio fratello che guardi il mondo» di Fossati, Pierfrancesco Favino aveva commosso l’Italia.

Si commuove anche Verona ascoltando i pensieri di un immigrato che cerca compagnia mentre chiede da accendere, amore da una prostituta, risarcimento a una vita che gli ha tolto tanto e dato ancora troppo poco.

Sotto la pioggia battente prende forma il racconto di un diverso che cerca in tutti i modi di diventare uguale, un flusso di coscienza che affronta temi come l’identità, la moralità, la solitudine.

Il pubblico non lo interrompe mai, neanche per un solo applauso in un’ora e 20, potrebbe disturbare. In un crescendo vertiginoso di emozioni e ricordi, lo straniero diretto da Lorenzo Gioielli offre tutto sé stesso, un uomo autentico, che ci porta in strade che non conosciamo, in luoghi lontani e pensieri abbaglianti, tra donne ammirate e incontrate per caso, tra violenze stupide e paure che sono le stesse per tutti, anche per noi.


 
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