IL MOLLEGGIATO E VERONA

Celentano e la nostra
vanità di provincia

25/01/2019 13:04

Lo ammetto, pure io ho la sindrome “Celentano a Verona”. Ne ho sentito talmente tanto parlare che ora lo “vedo” ovunque in città. Ho letto che forse è fisso a Verona, oppure solo ogni tanto, tipo pendolare, ma non quelli da “seconda classe sul rapido Taranto-Ancona”, per dirla con un altro cantante ben più irriverente, Rino Gaetano. Hanno detto in tv che potrebbe essere in questo o quel ristorante della città, che gira di notte (Venditti e Grillo, per dire, li incrociai alle tre di mattina in via Mazzini), che quando arriva al Camploy forse entra dall'ingresso principale, oppure dal retro a orari impossibili, o che forse al Campoly proprio non ci viene mai. Insomma si legge tutto e il suo contrario. Nel classico e intramontabile filone del “purché se ne parli”.

E così ora non me lo tolgo più dalla testa, il Cele. Ogni volta che cammino tra il centro e Veronetta e vedo una testa pelata con stivaletto con cerniera a mezzo tacco penso che sia lui. Ogni volta che passo dal Camploy mi verrebbe voglia di spiare dal buco della serratura (poi magari divento commissario dell'Unesco...), o di aggiungermi a quel nugolo di eroi moderni scaligeri in attesa ore per un autografo di Nino Frassica. È una malattia, che non va via, del resto gli “untori” (giornalisti, politici, il chiacchiericcio da bar) sono sempre in agguato e ti fanno una testa tanta. L'altro giorno, per dire, mi sono messo a ballare immaginando di pigiare l'uva come il Molleggiato ne “Il Bisbetico domato”.

I fatti sono due. Il primo è che Celentano, come Garrincha, usa da 30 anni (dai tempi di Fantastico 87, per intenderci) sempre la stessa finta, ma funziona. Il suo marketing si muove nell'ambigua terra di confine della “presenza-assenza”. Ci sono, ma non ci sono. E questo genera attesa e quindi interesse. Il secondo riguarda noi italiani e - nella fattispecie del Camploy - noi veronesi, che rimaniamo irrimediabilmente conservatori e provinciali. E così ci ritroviamo lì da settimane a parlare di una vecchia star imbolsita, da 15 anni in declino artistico, come fosse un oracolo. Li sentite i discorsi? “Abbiamo Celentano a Verona”. E ci gonfiamo il petto. Siamo contenti così: fieri, per qualche attimo, di goderci la notorietà nazionale e sentirci al centro del mondo per così poco. Piccole, innocue e tenere vanità di provincia.

Francesco Barana


 
Nessun commento per questo articolo.