AL NUOVO

Grande Teatro, in scena
Pierfrancesco Favino

24/01/2019 13:27

Martedì 29 gennaio alle 20.45 al Nuovo il quinto atteso spettacolo della rassegna Il Grande Teatro: in scena La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltès con Pierfrancesco Favino che ha curato anche l’adattamento teatrale.

Lo spettacolo, prodotto da “Gli Ipocriti - Melina Balsamo”, si avvale della regia di Lorenzo Gioielli, delle luci di Marco D’Amelio e del sound design di Sebastiono Basile.


Andato in scena ad Avignone nel 1977 quando Koltès (1948-1989) aveva ventinove anni, La notte poco prima delle foreste è annoverabile, insieme a Nella solitudine dei campi di cotone del 1986, tra i capolavori di questo drammaturgo la cui vita fu segnata da un perenne desiderio di rivolta.

Già prodotto dagli Ipocriti nel 2001 (allora il monologo era interpretato da Giulio Scarpati), La notte poco prima delle foreste approda ora – nella meravigliosa interpretazione di Favino – nei principali teatri italiani dopo il debutto lo scorso gennaio al Teatro Ambra Jovinelli e la presentazione di una scena all’ultimo Festival di Sanremo, un intervento che ha incantato milioni di telespettatori.


L’intelaiatura di quest’opera (che quarantadue anni fa irruppe nel teatro del 900 come una lama nel descrivere la solitudine urbana) è un paradigma straordinario, un testo fluentissimo e irto nella sua prosa vertiginosa, aliena da punteggiatura ferma, tutta pervasa di anacoluti e biasimi come un romanzo-pamphlet di Céline.


"La regia di questa Notte - dice Lorenzo Gioielli – riguarda soltanto il portare alla luce tutto quello che si è compreso dell’abbagliante e umanissima bellezza che si è avvertita. Tracciare una linea di confine fra attore e testo quando iniziarono le prove sarebbe stato uno sterile esercizio intellettuale. Era invece il caso di depurare ed esaltare quello che veniva fuori, senza aggiungere sovrastrutture espressive non necessarie. Altro imperativo categorico era l’assoluta comprensibilità per il pubblico. Sia dal punto di vista logico che emotivo. Per raggiungere questi scopi, alla regia erano necessari calore, obiettività e ascolto. Altamente sconsigliati cinismo ed egoismo, di sicuro fattori inquinanti e ingannatori. Bisognava esercitare l’autenticità del proprio sguardo perché generasse l’autenticità dello spettacolo. Per tutto il resto – conclude il regista – il pubblico è re".


"Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano, mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via e da quel momento – dice Favino – vive con me ed io con lui. Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. È uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. Il suo racconto mi porta in strade che non ho camminato, in luoghi che non ho visitato. Come un prestigiatore fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di

ciò che non conosciamo. Forse è anche a questo che serve il Teatro e mi auguro di riuscire a portarvi dove lui porta me. Questo spettacolo nasce da una promessa che non avrei in nessun modo tradito fatta a una donna che di Teatro si è nutrita e che ha nutrito il Teatro. La produttrice di Servo per due, la mia amica testarda e coraggiosa, quella che aveva sempre l’ultima parola, quella che si è fidata di me. La mia amica si chiama Melina Balsamo e questo spettacolo – conclude Favino – è per lei".


Sotto una pioggia battente il protagonista, uno straniero, un estraneo, un diverso che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, abborda un nuovo e giovane amico. Un incontro da cui scaturisce un poema teatralissimo che affronta i problemi dell’identità, della moralità, dell’isolamento, dell’amore non facile.

"Allora ti direi: qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto. Ma qua – dice il protagonista al giovane amico – è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano.Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là vai laggiù, leva il c... da là e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte, sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare, non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è il tempo per spiegarsi e dirsi ti saluto".


Giovedì 31 gennaio Pierfrancesco Favino incontra il pubblico alle ore 18.00 nel foyer del Teatro Nuovo con ingresso dal cortile di Giulietta. Condurrà l’incontro la giornalista Alessandra Galetto. L’ingresso è libero.


 
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