BATTAGLIERO, SANGUIGNO, POCO DIPLOMATICO

Mulas, il prefetto
non "istituzionale"

20/01/2019 17:48

Salvatore Mulas lascia Verona. Il prefetto, promosso a capo dei Vigili del Fuoco italiani, ha salutato con il consueto e (rispetto ai colleghi) singolare stile, quello di essere poco politichese e di dire la verità, spesso arrivando dritto al punto senza troppi formalismi e menate diplomatiche. Sempre se stesso, fino alla fine.

“Verona è una città che a prima vista ti abbaglia dalla sua bellezza, ma poi vivendoci scopri tutte le sue complessità” ha detto l'altro giorno al Corriere di Verona. Mulas, nel contesto dell'intervista, si riferiva soprattutto alle zone d'ombra delle infiltrazioni della malavita nell'economia cittadina, che lui ha sempre non solo coraggiosamente denunciato, ma anche combattuto con azioni concrete (vedasi le numerose interdittive antimafia), quasi a piedi uniti sulla retorica rassicurante, autoconsolatoria e positivista.

Mulas d'altro canto ha spesso smentito anche l'altra retorica in voga in città: quella securitaria e di permanente emergenza in tema di microcriminalità, in voga in certi settori dell'agone politico. “Posso dirlo senza ombra di smentita, questa è una città sicura da questo punto di vista” tuonò nel maggio di due anni fa quando qualcuno provava a cavalcare il tema della sicurezza quasi ci fosse chissà quale urgenza.

In sostanza: forte coi forti e giusto coi deboli, come raramente si vede (specie di questi tempi). Questo mi è sempre piaciuto di Mulas, al di là del suo (ottimo) lavoro. Un'onestà intellettuale corroborata da quella capacità mediatica di rompere l'inganno dello storytelling, di citare numeri, dati e fatti per liquidare il vorticare di parole politicanti e per riportare l'opinione pubblica alla realtà.

Mulas mediaticamente è stato un prefetto poco “istituzionale”, non sempre incline al protocollo. Battagliero, sanguigno, decisionista. Ci mancherà.

Francesco Barana


 
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