LA CHIUSURA DELL'ALTEREGO SEGNO DI UN TREND

Verona dorme e invecchia
(e non balla più)

06/01/2019 19:09

Verona non balla più. L'AlterEgo, icona delle notti veronesi, chiude perché “i giovani oggi vanno meno in discoteca” dice Giulio Lenotti, gestore dello storico locale. Ha ragione, basti pensare alle altre discoteche che hanno chiuso in questi anni in città.

Ma il fatto che chiuda un altro (l'ennesimo) posto storico (non solo disco, ma anche club musicali) è il segno di un andazzo in atto da tempo: Verona sta diventando un dormitorio. Nasce un locale e ne chiudono altri tre.

Credo incidano tre fattori.

La politica, sia nazionale (negli anni regole liberticide per tutti a causa di casi isolati) che locale. In questa città si ha spesso ha una visione ottusa, fredda e istituzionale della socialità e della cultura in senso lato. Si mettono orpelli e si ordinano chiusure anticipate. Si declina la sicurezza (concetto sacrosanto, chi non vuole sentirsi sicuro?) in senso passivo (la cultura del divieto) e non attivo (se le strade vivono tutta notte c'è meno spazio per i delinquenti). E il politico ragiona così, sia chiaro, perché la gran parte dei veronesi (popolazione sempre più anziana) vuole questo. E, si sa, i voti di oggi contano di più della visione di domani.

In secondo luogo, gli imprenditori della notte. Forse sono invecchiati, o semplicemente hanno perso lo smalto, l'intuito. O solamente la voglia di investire. Sta di fatto che non sanno più intercettare il nuovo (tendenze, gusti), non osano più, non si trova in giro più una dannata idea nuova.

Infine i ragazzi di oggi, senz'altro più social (network), probabilmente meno animali sociali rispetto anche solo a 10-15 anni fa. E senza “i piedi che prudono”(prendo in prestito una bellissima espressione di Sepulveda) si fa poca strada, anzi si sta in casa a chattare e non si lotta per prendersi i propri spazi.

E così anche l'AlterEgo chiude. Do un consiglio non richiesto al proprietario: venda lo stabile, magari qualche megalomane ci farà i soliti tristi uffici con vista, o la consueta anonima palazzina. Me lo immagino il futuro: impiegati incazzati nel luoghi dove gioiosamente si ballava e si baciava. Annoiate pause caffè alle solite macchinette dozzinali negli stessi metri quadri dove un tempo si approcciavano speranzosi “acchiappi”.

Oggi va così: Verona dorme e poi lavora e poi dorme ancora. Nel frattempo invecchia. Stanca routine.

Francesco Barana


 
Nessun commento per questo articolo.