COSA C’è E COSA MANCA

BUON ANNO VERONA,
TRA VIZI E VIRTÙ

01/01/2019 19:24

Buon anno Verona,

ti sei svegliata stamattina nella tua bellezza. Ho voluto omaggiarti, camminando tra le strade deserte solo io con te.

Pensavo a cosa hai e a cosa ancora ti manca.

Con te si vive bene. Mantieni da decenni il tuo decoro e la tua tranquillità. E hai delle eccellenze in campo storico, artistico, economico e sociale (si pensi anche al bellissimo omaggio ieri del presidente Mattarella al centro dei bambini autistici).

Ti manca ancora la vivacità culturale, quei piccoli eventi continuativi (musicali e non) che si affiancano al mainstream, e il polo museale annunciato – nonostante un direttore in carica da un anno – ancora non decolla. Ad oggi non sei riuscita a trasformarti da (ottimo) polo universitario a città universitaria tout court con veri e propri campus e un serio coinvolgimento degli studenti nel tessuto sociale e territoriale (l’esempio da seguire sarebbe la vicina Padova). Insomma non basta nominare un assessore per fare la rivoluzione…

Devi parallelamente ripensare radicalmente il turismo. Meno quantità (e avidità), più qualità (e lungimiranza). E la strada non è certo quella di aumentare la tassa di soggiorno…

Mi piacerebbe che i tanti tuoi imprenditori si esponessero di più e contribuissero maggiormente alla vita collettiva. L’understatement e il non apparire invece sono ancora must immutabili. Imprenditori che vorrei meno ombrosi e più eccentrici e mecenati.

Gradirei che chi ti amministra, oltre giustamente alla sicurezza, pensasse alla tua vocazione europea che purtroppo, al di là delle parole, non viene mai davvero concretizzata. Serve visione, non gestione, apertura, non minimalismo.

Infine, certo, sei benestante, a tratti ancora opulenta. Però accanto ai poveri tradizionali, ne sono nati di nuovi, più nascosti, quelli che io chiamo i “poveri borghesi”. Ex quadri, dirigenti o imprenditori che hanno perso tutto. Non li noti per strada, hanno troppa vergogna e troppa dignità per pietire chissà che, ma prova a buttare lo sguardo sugli annunci di lavoro dei giornali e va ad assistere a quegli orribili colloqui collettivi-motivazionali per vendere porta a porta. Trovi storie, uomini di mezza età costretti a prestarsi e anche qualche caso di intima disperazione umana.

Che sia un buon anno per te e per chi ti vive, cara Verona. Un anno di sana tensione emotiva, e non di rassicuranti auto-incensamenti. La prima serve a crescere, i secondi a perdere i treni con il futuro. Non ce lo possiamo permettere.

Francesco Barana


 
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