NON BASTA LA PRODUZIONE "CONTINUATIVA"

Ora melegatti sappia
restare sul mercato

21/11/2018 13:11

Si muore, poi si rinasce. E' la storia di una caduta, quella di Melegatti. Ma è soprattutto la storia di una rinascita. Martedì 20 novembre alle 8.30 la storica azienda dolciaria ha riaperto i battenti con una nuova proprietà, dopo la sciagurata gestione delle precedente e il fallimento del maggio scorso.

Ecco, sarebbe da farci una targa da mettere al centro dello stabilimento: 20 novembre 2018, ore 8.30, l'ora in cui sono stati riaperti i cancelli. Per ricordare. Per capire da dove si viene e soprattutto dove si va. 35 persone sono tornate a lavorare: molte di loro riassorbite dalla vecchia gestione. Loro sono il know how, loro sono sentimento e identità di “quel” pandoro. Alcuni di quei 35 avevano trovato un'altra occupazione, ma sono tornati. No, non è un calesse, ma è proprio amore.

Oggi però la festa non deve diventare esaltazione. Presto l'azienda deve tornare alla normalità e soprattutto deve sapere restare sul mercato, fattore determinante ma sempre più complesso per un settore dolciario industriale (stagionale e non) che rispetto a vent'anni fa ha meno appeal nella mentalità del consumatore, il quale ha cambiato stile di vita e alimentazione.

Non basteranno più le campagne social, che ancora vedo: “Questo Natale compro Melegatti”. Sono effimere e caritatevoli, come le precedenti. Durano una stagione e poi si disperdono, volatili come i sentimenti o le mode, o il voyeurismo di chi le produce. Mortificanti. Inutili.

Serve un piano industriale innovatore: non basterà passare dalla produzione stagionale a quella “continuativa” delle merendine, come annunciato. Sia chiaro, è necessario, ma non sarà sufficiente. Ci sono aziende concorrenti, anche vicine, che lo fanno da anni e che non se la passano benissimo. Occorre concepire una “nuova” merendina, pensare a un prodotto diverso, in linea con una cultura di massa profondamente mutata. Al lavoro Melegatti!

Francesco Barana


 
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