SERVE PRUDENZA. SUL TAVOLO DUE CRITICITà

Melegatti: piantatela
di parlare di miracolo

04/10/2018 16:31

Dovrebbero bandirla la parola “miracolo” con Melegatti. Se non altro perché porta sfiga. Sono andato ai matti l'altro giorno leggendo che ora con la nuova proprietà si preannuncia un “miracolo di Natale atto II” (neanche fosse la saga di Amici Miei). Sarebbe il caso, almeno per amor di decenza, che ognuno di muovesse con prudenza adottando l'understatement come ragione di vita (e di professione) quando parla, scrive, discute di Melegatti. Ci siamo già scordati un anno di annunci roboanti caduti nel nulla?

Sia chiaro, la nuova proprietà è seria e facoltosa e gli Spezzapria già qualche anno fa si erano interessati a Melegatti (poi alcuni soci si misero di traverso). Peraltro il loro investimento è dettato certamente da ragioni economiche, ma mi giunge voce che ce n'è anche una sentimentale (una della famiglia Spezzapria ha da poco preso una specializzazione nel settore dolciario).

Perciò ci sono tutti gli elementi per un rilancio dell'azienda. Tuttavia sul tavolo rimangono due criticità di cui si parla poco. In primis i nuovi contratti per i 40 dei 70 dipendenti rimasti dopo non aver trovato nuova occupazione. Auspico non li si voglia rivedere al ribasso. Poi c'è il problema del know-how, proprio per i 30 dipendenti (quelli più qualificati) che si sono riaccasati altrove e che avevano conoscenze specifiche e amore per l'azienda. Li recuperiamo? So che molti tornerebbero di corsa, ma senza svilirsi. Ergo alle condizioni economiche e contrattuali precedenti.

Ecco, tirato un bel sospiro di sollievo per il salvataggio di Melegatti (vicenda di cui qua ci siamo a lungo occupati) concentriamoci sui problemi che rimangono in sospeso. E lasciamo perdere la retorica, che Giovanni Giolitti definiva “un veleno micidiale”.

Francesco Barana


 
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