MOVIDA STANCA NELLA CITTA' "VETRINA"

Verona di notte?
Serve una rivoluzione

11/07/2018 18:13

Ma com'è Verona di notte? Intendo il grado di vitalità, movimento, locali, piazze, opportunità.

Venerdì scorso, verso mezzanotte, ero in centro. Ho parcheggiato nei dintorni di piazza San Zeno e camminato attraversando piazza Corrubbio, le Regaste, Corso Cavour, via Roma, Piazza Bra, via Mazzini e Piazza Erbe e così via fino in zona Duomo e Corte Carega. Sarà che molti forse erano partiti per il weekend e che altri si erano spostati sul lago, ma nel tragitto ho dovuto aspettare di arrivare in Bra per intercettare un po' di gente (perlopiù turisti non giovanissimi), per poi trovarmi la solita piazza Erbe piena di ragazzi che, volenti o nolenti, hanno battezzato quelle mattonelle unico luogo della movida veronese (e da lì per tutta sera non si muovono, per questo da anni l'ho rinominata proprio piazza delle Mattonelle!). La stessa zona Carega, fino a pochi anni fa vivace, era pressoché deserta.

Tutto questo in una gradevole serata di luglio di un venerdì sera. La sera dopo, sempre verso la stessa ora, sono finito a Veronetta, che grazie all'Università è piuttosto vivace negli aperitivi di metà settimana. Be' il nulla, a parte qualche sparuto gruppo di ritardatari rimasto a chiacchierare fuori dai bar che stavano già chiudendo.

La Verona notturna ad oggi è sostanzialmente appiattita sulle solite due piazze: la Bra (turisti) e Erbe. Un po' poco. E dopo le due chiudono quasi tutti i locali e comincia quella che io - liberamente ispirato dallo scrittore Don Winslow - chiamo "l'ora dei gentiluomini", cioè di chi bighellona pacificamente per strada e aspetta l'alba, non rassegnandosi a rincasare prima del giorno. Di chi, come si usava dire una volta, "chiude la piazza".

Capisco il problema del chiasso e della volontà di preservare i residenti, ma credo che Verona necessiti di una sferzata, se non di una rivoluzione. Bisogna riaprire le piazze nel loro pieno significato di agorà: una perla come San Zeno non può vivere solo durante il Patrono; e Cortile Mercato Vecchio e Piazzetta Pescheria andrebbero ravvivate. E non sarebbe una cattiva idea tardare la chiusura dei locali (almeno) alle tre. Verona intercetta turisti generalmente anziani, ma non è meta (o perlomeno non lo è come potrebbe) di giovani: sia per le poche strutture ricettive low cost, che per le poche attrazioni notturne.

Riformulare la movida veronese darebbe anche nuovo slancio all'economia locale, sarebbe un investimento sul turismo (i giovani di oggi saranno i turisti danarosi di un domani) e anche in sicurezza (con tanta gente per strada i balordi se ne stanno alla larga). E svecchierebbe l'immagine di una città "vetrina" che talvolta si specchia algida nella sua bellezza senza farsi abbracciare e vivere appieno. Una città caratterizzata prettamente da un turismo familiare e schiacciata sull'opera lirica, attrazione straordinaria ma ingessata nella sua istituzionalità. Movida che andrebbe rivista non solo in centro storico, ma anche nei quartieri che - al di là delle promesse da campagna elettorale ed esclusa la settimana di sagra annuale - ad oggi rimangono sostanzialmente ancora dei dormitori.

L'amministrazione Sboarina potrebbe lasciare un primo segnale: creare una delega specifica alla “movida” e darla non casualmente all'assessore alla Sicurezza Daniele Polato. Il messaggio sarebbe chiaro: operare per il divertimento (dei giovani) non significherebbe minare la tranquillità (dei residenti).

Perché non pensarci?

Francesco Barana


 
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