STUDIO VERONESE

Una nuova terapia per le
malattie infiammatorie

13/06/2018 11:06

Uno studio, tutto veronese, mostra un nuovo approccio terapeutico per le malattie autoimmuni e infiammatorie basato sull’utilizzo di cellule staminali. Il lavoro intitolato “Nanovescicole derivate da cellule staminali mesenchimali adipose bloccano il traffico dei linfociti T e inibiscono l’encefalomielite sperimentale autoimmune” è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific reports del gruppo Nature, punto di riferimento internazionale sia per ricercatori di base che per medici specialisti.

Lo studio è stato curato dal team coordinato da Bruno Bonetti, direttore dell’Unità operativa complessa Neurologia A dell’Azienda Ospedaliera. Nella maggior parte dei casi, le terapie a disposizione in pazienti con malattie autoimmuni riescono solo a rallentare l’evoluzione della malattia senza riuscire a ottenere una guarigione. La scoperta scientifica dell'ateneo scaligero apporta un contributo importante nell’identificazione di approcci terapeutici innovativi e ha il potenziale di essere applicata a malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide, la psoriasi, il diabete mellito insulino-dipendente.

La ricerca si è focalizzata sull’utilizzo della terapia basata su nanovescicole, un approccio innovativo basato sulla capacità di tali strutture di trasportare e rilasciare molecole terapeutiche derivate da cellule staminali. La nuova terapia basata su nanovescicole è stata in grado di impedire la formazione di focolai infiammatori e il conseguente danno tessutale nel sistema nervoso centrale nell’encefalomielite sperimentale autoimmune che rappresenta il modello più utilizzato di sclerosi multipla.

“I fattori scatenanti tale patologia non sono noti con certezza – spiegano i ricercatori - ma numerose evidenze cliniche e sperimentali indicano che alla base vi è una reazione del sistema immunitario che individua quale bersaglio dei suoi linfociti il rivestimento dei neuroni, la mielina, compromettendone così la capacità di condurre gli impulsi elettrici all’interno del cervello. All’infiltrazione nel tessuto cerebrale di cellule immunitarie chiamate linfociti T, è correlata la comparsa dei segni clinici e patologici di disfunzione del sistema nervoso centrale tipici della sclerosi multipla. La ricerca scaligera ha dimostrato che il trattamento con nanovescicole inibisce l’attivazione dei linfociti T (misurata come proliferazione e rilascio di mediatori infiammatori), che che sono elementi patogenetici fondamentali nello sviluppo delle malattie autoimmuni”.


 
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