L'EFFETTO VOTO A VERONA

Sboarina, Tosi
e gli altri...

06/03/2018 11:19

Effetto voto. Sboarina dice che la sua maggioranza è più forte. Vero, ma poi andrà approfondito se e come possano cambiare gli equilibri interni alla coalizione. La Lega di Salvini e del suo luogotenente Fontana ha fatto il botto e chiederà politicamente il conto. Elementare Watson. Il sindaco, annusando il rischio di speculazioni o possibili boomerang, però è stato abile in questa campagna elettorale a mantenere il consueto equilibrismo doroteo, così da non schierarsi pubblicamente ed esplicitamente con nessuno dei suoi. Nel dubbio, meglio tacere. I maligni lo davano in possibile difficoltà proprio per l'annunciato exploit della Lega. Sboarina invece non si indebolito. E' comunque un successo. Certo ora per lui inizia il vero mandato dopo gli otto mesi di “pax” elettorale tra amministrative e politiche. Ora si fa sul serio. Saranno quattro anni intensi a Palazzo, in tutti i sensi.

Effetto voto. Flavio Tosi vive il suo momento più buio. Se la sconfitta alle scorse comunali, dopo 10 anni a Palazzo Barbieri e l'impossibilità di ricandidarsi, si poteva mettere in conto, la mancata elezione in Senato è un boccone duro da digerire. La colpa è della lista più che sua (i dati su Verona anzi confermano che lui è stato un valore aggiunto) e il sottoscritto l'aveva anticipato scrivendo di un Tosi mister preferenze senza partito. Molti ora danno l'ex Re Flavio per finito, eppure un suo grande e storico avversario, di cui non faccio il nome, concedendo lealmente l'onore della armi (i nemici rispettano più se stessi dei cortigiani) di recente mi ha detto: “E' un combattente, un osso duro, anche se il suo partito non dovesse arrivare al 3 guai a darlo per morto”. Vedremo. La politica non concede pause, ma è chiaro che ora Tosi dovrebbe prendersi un momento di riflessione per impostare una strategia di ampio respiro. Rincorrere affannosamente il prossimo risultato sarebbe peggio.

Festeggiano i 5 Stelle, a Verona e provincia davanti al Pd e dietro solo al centrodestra. Ma qui si apre un punto di domanda gigantesco. Da sempre e dappertutto il M5S tende ad andare meglio alle politiche rispetto alle amministrative, essendo il suo soprattutto un voto di opinione e non di apparato, territorio o clientela. Ma cosa vogliono fare da grandi i grillini veronesi? Cominceranno a strutturarsi anche a livello locale, o la loro strategia non lo prevede?

C'è poi il Pd. Anzi non c'è e questa non è una novità. Quello veronese da anni segue a ruota quello nazionale collezionando sconfitte. Si può ironizzare, ma quando una parte politica, qualsiasi parte politica, attraversa una crisi d'identità così irreversibile non è mai positivo per nessuno. C'era un grande intellettuale della destra sociale come Pinuccio Tatarella che diceva che “gli avversari vanno combattuti, ma mai annientati”. Il centrosinistra italiano, ma anche quello veronese, deve dismettere il maglioncino cashmere “riformista” e la giacca tweed liberal e tornare a parlare ai lavoratori e ai nuovi deboli. Il centrodestra giustamente fa il centrodestra e vince. Gli antisistema giustamente fanno gli antisistema e vincono. Perché il centrosinistra non torna a fare il centrosinistra? Il Pd fa il moderato fuori tempo. Verona da anni è più incazzata che mai.

Francesco Barana


 
  • Alberto

    il 06/03/2018 alle 14:20 “...”
    Comincia a inviare c.v., disoccupato
     
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