OPERA

Vick colpisce ancora
con la scandalosa Manon

05/03/2018 12:52

«E’ un allestimento assolutamente moderno - avverte prima dell’inizio la Sovrintendente Cecilia Gasdia - quindi come sempre il pubblico si dividerà tra quelli che apprezzeranno e quelli che lo odieranno, ma questo è il bello di Graham Vick».

Previsioni confermate, tra i grandi applausi e qualche spettatore che sul finale lascia il teatro indignato. Graham Vick colpisce ancora con l’allestimento di Manon Lescaut, coprodotto nel 2010 da Fondazione Arena e Fenice di Venezia.

Il primo quadro è in una classe, per una “lezione di morale” che apre l’opera e insegue i personaggi come un’ossessione fino al quarto e ultimo atto.

Da subito emerge il contrasto tra il palazzo manierista e le sue fondamenta squallide e fangose, presagio delle conseguenze della scelta tra l’amore vero di Renato o la ricchezza di Geronte.

I quadri si susseguono spingendo la bella e giovane Manon nel lusso di casa De Ravoir, l’utilitarismo prevale sui sentimenti trascinando i protagonisti verso un finale tragico e inevitabile.

La palude che regge la scena finisce per schiacciare verso l’alto le bellezze del palazzo, per ingabbiare i due amanti nel deserto che li porta alla morte.

Nel mezzo il regista inglese non tralascia la cifra provocatoria, infilando preti e politici che tirano di coca, signorine in reggiseno appese come merci al soffitto, da caricare sulla nave in partenza per l’America.

Grandi applausi per Gaston Rivero. Amarilli Nizza è costretta a prolungare la pausa tra il secondo e il terzo atto a causa di una brutta influenza, l’unico intervallo (già lungo) dello spettacolo diventa così di un’ora. Il teatro resta comunque pieno fino alla fine. Nonostante e grazie alle critiche dei puristi, l’allestimento coglie nel segno la drammaturgia dell’opera, costruita su una tormentata e scandalosa Manon.


Laura Peloso


 

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