SCOMPAIONO LE BOTTEGHE

I veronesi abbandonano
il centro storico

28/02/2018 22:22
Verona non fa prigionieri. Verona cambia e non si lascia indietro niente. Verona molla il centro storico e si sposta in periferia.

Lo attestano i dati sulla demografia d'impresa che mi fornisce Confcommercio. Negli ultimi dieci anni in cento storico c'è stato un vistoso calo delle botteghe.

Dal 2008 ad oggi infatti gli esercizi commerciali del centro sono diminuiti del 10 per cento, passando da 748 a 678. In assoluto in 70 hanno cessato l'attività. Un numero che potrebbe essere ancora più alto e drammatico se non fosse per l'aumento del commercio ambulante (+12) e quello “al di fuori da negozi, banchi e mercati” (+ 19). Vittime principali del crollo: le botteghe specializzate (54 in meno), i negozi di generi alimentari (-11), quelli di articoli culturali e ricreativi come librerie, negozi di dischi ecc.(-15) e quelli di prodotti a uso domestico (-10). Fuori dal centro la tendenza è opposta: gli esercizi commerciali sono aumentati di 125 unità (da 1513 a 1638). In entrambi i casi non vanno alla conta il settore ristorazione e alberghiero, accresciuti sia dentro che fuori le mura, e calcolati a parte da Confcommercio.

I dati ci suggeriscono un'affermazione: A Verona cambia la demografia d'impresa, perché è cambiata quella generale. Il centro per i veronesi è sempre meno luogo di residenza o di vita quotidiana, di piccoli e abitudinari acquisti in bottega, e sempre più meta “turistica” (stranieri nella propria città, verrebbe da dire) e di svago in qualche weekend.

Più che demonizzare i centri commerciali (negli Stati Uniti peraltro sono in crisi a causa dell'e-commerce e gli States spesso sono precursori di tendenze), dovremmo tornare a riflettere sul senso di città. Cosa vogliamo che sia Verona? Una donna avvenente, ma non vissuta? Un qualcosa da guardare, non certamente da toccare? Una bellezza da appaltare ai turisti, o ai nostri piaceri una tantum? Noi veronesi stiamo perdendo il centro storico, cioè il nostro cuore pulsante, senza accorgercene.


Il 30 ottobre in questo spazio scrivevo del vecchio Astra e dei cinema perduti. Ora a scomparire sono pure le botteghe. Assodato che la gente ormai si è spostata in periferia, una soluzione per riagganciare il centro alla quotidianità potrebbe essere quella di costruire una città sempre più green, cioè a misura di bicicletta. Con gli investimenti e non con gli auspici o le dichiarazioni. Mi direte, che centra? Sentite cosa dice Morten Kabell, l'assessore all'Ambiente di Copenaghen, capitale europea della bici: “Gli automobilisti tendono ad andare ad acquistare nei centri commerciali fuori città, i ciclisti acquistano localmente, quindi se come città vuoi promuovere gli acquisti sul territorio, allora bisogna promuovere l'uso della bicicletta. Tra l'altro le infrastrutture per le bici sono le più economiche. La scelta è se vuoi avere centri storici svuotati, o città vivibili”. Una provocazione che merita certamente un approfondimento.

Francesco Barana


 
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