GIOVANI

Allarme Blue Whale
15 casi a Verona

31/05/2017 15:35

"Abbiamo ragazzi che si sono procurati delle ferite, hanno dato vita a episodi di lesionismo. Il problema è che questo gioco, erroneamente chiamato gioco, ti porta ad avere comportamenti distruttivi e molto pericolosi".

Il gioco del quale ci ha parlato la dottoressa Giuliana Guadagnini, psicologa dell'Ufficio Scolastico Provinciale, e che di divertente, effettivamente, non ha assolutamente nulla, è la Blue Whale challenge. Una sfida di morte, nata in Russia e che negli ultimi mesi, proprio nell’ex Unione Sovietica, ha causato il suicidio di centinaia ragazzi. Perché togliersi la vita è l’ultima prova di coraggio senza senso di una sfida che dura 50 giorni. Per ognuno di questi, i ragazzi che partecipano alla Blue Whale Challenge ricevono, da quello che viene chiamato curatore, un compito da eseguire come tagliarsi la mano con un rasoio, alzarsi nel cuore della notte per guardare video paurosi, scarificarsi il braccio, disegnare delle balene, andare sul tetto del palazzo più alto della città, procurarsi dolore e infine suicidarsi. La bomba della Blue Whale è scoppiata dopo un servizio delle Iene e ora, purtroppo, è arrivata anche a Verona. Sono infatti già 15 i casi acclarati di giovanissimi che stanno partecipando a questa cosa e ogni giorno sono tantissime le segnalazioni che arrivano alla Polizia Postale. Ma perché i ragazzi partecipano?

"Scatta una sorta di complicità - dice la dottoressa Guadagnini - perché la cosa deve rimanere segreta. Per cui ci sono tutti questi comportamenti autodistruttivi, che vengono filmati e veicolati tramite whatsapp. Tra di loro i ragazzi si incentivano a partecipare alla Blue Whale. La Polizia Postale ricorda che questi comportamenti sono dei reati e possono portare alla morte, quindi scatta l'istigazione al suicidio"

Il rischio, dicono molti, è quello dell’emulazione. Ma l’altra faccia della medaglia dice che molti genitori, anche a Verona, sono riusciti a collegare il disturbo dei propri figli proprio alla Blue Whale.

"Bisogna parlarne, ma in termini appropriati, avendo contezza di cosa sia questo fenomeno - ha continuato la psicologa. I genitori che sono stati informati della Blue Whale hanno alzato le antenne e questo ben venga per quello che riguarda la prevenzione, perché magari riusciremo ad arginare quest'ultima assurda moda".

Insomma, conoscere il nemico può aiutare a sconfiggerlo. Solo attraverso il dialogo si può disinnescare la Blue Whale Challenge. A Verona, fortunatamente, la maggior parte dei casi è stata presa nella fase iniziale. Una ragazza è però già arrivata all’undicesimo giorno di sfida.

"Da cosa si riconoscono i ragazzi che partecipano a questa sfida? I genitori devono controllare che i figli non abbiano tagli sulle braccia o sulle gambe. Se anche col caldo indossano maniche lunghe potrebbe essere qualcosa da nascondere. Questi ragazzi escono di casa nel cuore della notte e passano ore ed ore attaccati alle chat dei social network parlando di autolesionismo".

Preoccupato è anche il provveditore Stefano Quaglia che ha parlato di “strumenti tecnologici che dovrebbero dare libertà ma che invece stanno uccidendo i nostri figli, vittime e prigionieri di una realtà virtuale che li allontana sempre di più dal mondo reale”.


GIOVANNI VITACCHIO


 

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  • Giovanni

    il 21/06/2017 alle 12:46 “Incoscienza..”
    Ma quale bufala?!?! sei un incosciente ,vai ad informarti !! e no divulgare affermazioni false! vergognati!
     
  • Vittorio

    il 02/06/2017 alle 04:09
    Il Blu Whale è una bufala ma con un ambiente così grezzo, esclusivista e provincialotto come Verona non mi stupisco che ci siano ragazzini che impazziscono.