L'ANALISI

Acque veronesi:
PFAS entro i limiti

18/05/2017 14:01

Continuano i controlli di "Acque Veronesi" sul territorio scaligero per analizzare i livelli di inquinamento dell'acqua, soprattutto in merito alla presenza di PFAS nei fluidi delle reti acquedottistiche. Il piano di monitoraggio, che è partito nel 2014, è stato progressivamente esteso fino al 2017, anno in cui la definizione delle concentrazioni dei composti Perfluoro-Alchilici è entrato nella routine di analisi per ogni fonte di approvvigionamento in gestione.

Questo il resoconto:

ACQUEDOTTO DI VERONA. Dall’analisi delle concentrazioni da ottobre 2015 ad Aprile 2017, risultano tracce di PFAS in molti pozzi attualmente in esercizio, trattasi di concentrazioni sempre al di sotto dei limiti consentiti, tranne per il singolo caso avvenuto di recente nella centrale di Porta Palio. Dall’analisi dei dati, l’unico parametro che ad oggi desta preoccupazioni è il PFOS, che ha causato la momentanea interruzione del servizio presso la centrale di Porta Palio; tale parametro è stato inoltre rilevato in diverse altri fonti di approvvigionamento con concentrazioni talvolta superiori a 20 nanogrammi al litro, ma mai al di sopra dei limiti consentiti. Per quanto riguarda il parametro di altri PFAS, si riscontrano concentrazioni sempre al di sotto dei limiti consentiti per tutte le analisi effettuate.

ACQUEDOTTO DI SAN GIOVANNI LUPATOTO. La rete acquedottistica di San Giovanni Lupatoto viene alimentata da 6 centrali nel territorio comunale. Il monitoraggio sulle concentrazioni di composti Perfluoro-Alchilici è stato avviato nell’ottobre 2015 riscontrando solo il parametro PFOA con valore 26 nanogrammi per litro nel campo pozzi in piazza Umberto I. L’unica fonte di approvvigionamento che ha riscontrato concentrazioni è nella zona dei pozzi di Campi Raudi di Raldon: nel gennaio 2017 si sono registrate tracce sia di composti definiti a catena corta, che a catena lunga. Il 16 maggio sono stati campionati tutti i pozzi presenti ed in esercizio all’acquedotto di San Giovanni Lupatoto, non riscontrando alcuna traccia di PFAS in tutte le analisi.

ACQUEDOTTO DI SAN BONIFACIO. La rete acquedottistica è alimentata da una sola centrale di potabilizzazione, posta in via Mantovane, in cui si preleva acqua dalla falda tramite 4 pozzi. La filiera impiantistica verte essenzialmente in filtrazione su sabbia di quarzo, dosaggio di Ozono e assorbimento su carbone attivo granulare, viene dosato ipoclorito di sodio per la disinfezione finale prima del pompaggio in rete di distribuzione. Le prime analisi per la definizione delle concentrazioni di PFAS sono datate dicembre 2014, verificando la totale assenza di composti nelle acque distribuite. Dal 2015 sono iniziati i controlli in ogni pozzo riscontrando la presenza di PFOA, composti a catena corta ed a catena lunga in 3 pozzi sui 4 esistenti.

ACQUEDOTTO DI LONIGO-LEGNAGO. Il sistema acquedottistico è alimentato dalla centrale di Madonna di Lonigo che approvvigiona i seguenti Comuni: Albaredo d'Adige, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Cologna Veneta, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, Terrazzo, Veronella, Villa Bartolomea, Zimella. Dal luglio 2013 è nota la presenza di PFAS nei pozzi di approvvigionamento della centrale. Nel triennio 2013-16, le azioni gestionali e l’ampliamento dei comparti di potabilizzazione e accumulo, hanno permesso di immettere in rete di distribuzione acque con concentrazioni di PFAS al di sotto dei limiti consentiti.

L.VAL.


 
  • Marco

    il 18/05/2017 alle 17:20 “Pfoa/pfas”
    Quindi visto che non sono composti che si trovano in natura qualcuno sversa i liquami entro norma di legge più o meno ovunque, tutto bene mi sento più sicuro grazie, vi pago volentieri la bolletta