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Abuso da social
allarme tra i giovani

01/12/2015 18:21

Li chiamano “Hikikomori”, dal giapponese: gli isolati. Sono adolescenti dai 12 ai 18 anni che scappano dal mondo reale per trovare rifugio e conforto in quello virtuale e vorticoso dei social network. Un fenomeno di dipendenza che si sta sviluppando anche a Verona, in misura contenuta, ma pur sempre da non sottovalutare. Sono 43 i giovani monitorati dal Punto d’ascolto, sportello dell’Ufficio scolastico provinciale, che segnala in questi ragazzi un problema con gravi ripercussioni sul mondo della scuola. Questi studenti modificano le proprie abitudini in base ai social network e ai giochi online. Vivono in simbiosi con la rete. Di conseguenza, risultati a scuola sono sonnolenza in aula, scarso entusiasmo e deficit di attenzione. Ma in alcuni esempi a manifestarsi è l’irrequietezza.

"Stando svegli tutta la notte per chattare e giocare - dice Giuliana Guadagnini, psicologa dello sportello Punto d'Ascolto - di giorno non riescono a stare svegli. I genitori si lamentano di non riuscire a sollevare i figli dal letto e quindi la resa non è ottimale".

"In classe - spiega Stefano Quaglia, dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale - sono irrequieti, perchè quando si trovano a relazionarsi senza il mezzo tecnologico si perde la capacità della relazione diretta".

Sono sei gli hikikomori seguiti a Verona. Vanno a scuola controvoglia, se non l’hanno già abbandonata. Vivono collegati anche 18 ore al giorno, tra chat e giochi online. Non sempre i genitori se ne accorgono in tempi rapidi, ecco perchè anche da parte loro è necessaria maggior accortezza nella concessione di smartphone e computer.

"La problematica va affrontata a 360 gradi - continua la dottoressa Guadagnini. I genitori devono avere più responsabilità e devono dare ai ragazzi una maggiore consapevolezza di ciò che è reale e ciò che è virtuale".

Social network e in generale internet rendono tutto accessibile senza filtri, ma se se ne abusa, si crea un mondo di illusioni destinato a sgretolarsi. Ecco perchè i primi a doverne prendere coscienza sono proprio loro, i giovani

"Se questi adolescenti non hanno una rete di amicizie reale - conclude Giuliana Guadagnini - quella che c'è nel pc quando succede qualcosa di problematico non si sa se potrà aiutarti. Non sono amicizie, sono solo contatti".


 
  • Mattia Mantovani

    il 02/12/2015 alle 00:23 “Dico La Mia”
    Mi permetto di dissentire con la dott.sa Guadagnini su di un unico punto del quale posso dare diretta testimonianza nonostante io non faccia parte dei "giovanissimi". Le persone conosciute su chat e giochi online non sono solo contatti come sostiene lei, lo sono in egual misura alle conoscenze che lei ha nella vita di tutti i giorni. Gli amici (quelli che si possono fregiare di questo nome) sono pochi sia fuori che dentro il mondo online. Credo sia una tremenda e grave imprecisione la sua. Per il resto mi rimetto al parere di chi ha studiato queste materie, io non posso che riportare la mia esperienza avendo buone amicizie sul web e buone anche fuori, alcune addirittura nate sul web che durano da anni.