L'EX BASE NATO NON E' PIU' TOP SECRET

MUSEO E DATA FARM: NUOVA
VITA AL BUNKER DI AFFI

11/04/2018 16:38

“Possiamo percorrere due strade: quella dei contributi europei e quella del coinvolgimento di privati che realizzerebbero qui una grossa Data Farm. Così il sito tornerebbe alla sua funzione originaria di recovering data, cioè di custode di informazioni top secret”. È entusiasta Gianmarco Sacchiero, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Affi, che, insieme ad altri sostenitori, è convinto di poter dare una nuova mano di vernice alle pareti ingiallite di quello che negli Anni Settanta fu il bunker antiatomico della NATO più sofisticato d’Europa, West Star (GUARDA IL SERVIZIO). La Stella d’Occidente per anni ha tenuto avvolta nel mistero la vita che brulicava nelle sue viscere, scavate nel cuore del Monte Moscal, nell’entroterra gardesano.

“Quello che succedeva all’interno era coperto da segreto militare” commenta il Generale Gerardino De Meo, ultimo comandante NATO del bunker. “E questa segretezza ha alimentato una serie di leggende metropolitane che hanno tenuto vivo l’interesse collettivo anche molti anni dopo l’abbandono dei militari della NATO, nel 2007.”

Senza codici segreti, ma con le chiavi in mano che ci ha fornito il Comune di Affi, nuovo proprietario del sito, West Star ci apre i cancelli e si presenta in tutta la sua austerità. Il buio e il silenzio lo rendono ancora più misterioso. Con le torce illuminiamo solo i primi metri della galleria di un chilometro che divide la montagna collegando i due accessi opposti, Alfa e Beta. E, passo dopo passo, i segreti riaffiorano. Abbandonati, saccheggiati, sfregiati, ma mai dimenticati. Li calpestiamo con l’atteggiamento rispettoso di chi sa che qui dentro è passata la Storia.

Think security going or coming: i cartelli sui muri parlano chiaro.

“Questi cosa sono?” domando.

“West Star può resistere a esplosioni nucleari sino a 100 kilotoni (6 volte la bomba di Hiroshima) - spiega De Meo - e, all’occorrenza, questi sensori di pressione avrebbero chiuso in pochi secondi le paratie dell’aria, impedendo l’ingresso delle radiazioni. E, in caso di abbandono d’emergenza, questa nicchia mimetizzata nel muro sarebbe stata riempita di esplosivo e fatta brillare per seppellire tutto quello che era custodito qui dentro”.

Ma cosa c’era di tanto importante?

“Informazioni” risponde lapidario. “West Star venne utilizzato dalla NATO come posto comando di guerra alternato di Ftase (Forze Terrestri Alleate Sud Europa), che aveva sede a Palazzo Carli, in centro a Verona. Durante la Guerra Fredda, in caso di invasione del Patto di Varsavia, questo centro avrebbe diretto tutte le operazioni strategiche per la difesa dei confini nord orientali dell’Italia. Il bunker era il cervello e sopra al monte c’erano le orecchie, antenne perfettamente mimetizzate che captavano i segnali radio da tutta Europa. Attraverso chilometri di cavi interni entravano nel bunker, venivano decriptati e ridistribuiti a tutte le apparecchiature che connettevano West Star col resto del mondo. Se i carri armati ungheresi si fossero mossi per invadere l’Italia, noi saremmo stati pronti ad accoglierli”.

La faccenda si fa seria.

Soprattutto quando, varcate cautamente due pesanti porte d’acciaio e passate le docce di decontaminazione, i cartelli (tutti bilingue) non ci indicano più i dormitori, la palestra, il barber shop, ma ci conducono al Joint Operation Center, la sala da cui un tempo si controllava tutto lo spazio aereo italiano che ha ancora attaccate alle pareti enormi carte geografiche minuziosamente dettagliate. Nato secret overall air activity. Mi sembra di sentire il rombo dei motori.

Da qui passiamo nella Joint Conference War Room, la sala conferenze della situazione di guerra. Io ormai ho perso l’orientamento. “Dovete immaginare sedie, scrivanie, microfoni, dietro allo specchio c’erano i traduttori in simultanea e lì in alto gli orologi sintonizzati sul fuso orario di tutti i Paesi della NATO”.

Lavoriamo di fantasia perché i vandali si sono fregati tutto. La muffa no, di quella ce n’è in abbondanza, e ci costringe a indossare le mascherine. “La muffa in sospensione crea problemi respiratori” spiega Sacchiero.

“Questo è il cuore del bunker?” domando.

“West Star aveva tanti cuori” mi rispondono.

“Ma è da qui che poteva partire l’ordine di lanciare una bomba atomica?” insisto.

“Sì, ma per fortuna non abbiamo mai avuto tale responsabilità” risponde De Meo.

Sento un altro cuore che batte, è la Cripto Room, il cosiddetto bunker nel bunker: combinazioni segrete, doppio accesso blindato, apparati di trasmissione radio sofisticatissimi (al tempo) per captare-decriptare e ritrasmettere gli ordini. Mi trovo in quello che fu uno dei più importante HUB delle comunicazioni NATO.

Realtà o finzione?

La stessa domanda se la sarà posta il personale che lavorava in questa cittadella ipogea non appena varcava la soglia della mensa: al posto delle nude pareti, immense fotografie della montagna e del Lago di Garda. “Qui lavoravano circa 100 persone, tra civili e militari, che diventavano 400 durante le esercitazioni. Vivevamo con 150 metri di roccia sopra la testa, senza finestre e in perenne stato di allerta. Queste fotografie ci ricordavano che c’era un’altra vita, là fuori” ricorda con nostalgia l’ex comandante.

“Lei ebbe la responsabilità di questo sito per 3 anni, che effetto le fa tornare qui e trovarlo ridotto così?”

“Sarebbe un sogno restituirgli la dignità perduta. Alcune stanze potrebbero ospitare il Museo della Guerra Fredda, che manca a Verona. Sarebbe la sede ideale, perché qui abbiamo vissuto realmente quello che la gente comune ha solo vagamente percepito: la potenzialità distruttiva della Guerra Fredda. Per noi la bomba atomica era realtà. Non una leggenda, come quelle che alimentavano i racconti in paese, dalla montagna che si apriva per lanciare missili agli avvistamenti ufo…”

Se sopravviverà all’onda d’urto della burocrazia italiana, West Star brillerà di una nuova luce e passerà dalla leggenda alla storia.

A me le storie fantastiche sono sempre piaciute, quindi continuo a curiosare nelle viscere del Monte Moscal, in questa visita straordinaria a metà tra caccia al tesoro e gioco di ruolo. La zona lancio dei missili sarà stata sicuramente sulla sommità della montagna.

Dietro a una porta seminascosta noto un corridoio in salita così stretto che ci passa solo una persona per volta. Chi soffre di claustrofobia non avrebbe scampo. Ma la risposta è lassù. E io ci vado.

Susanna Carli


 

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