APPUNTAMENTO AL NUOVO

Divertiamoci a teatro
con Biagio Izzo

04/02/2018 10:26

Dopo L’avaro, la rassegna Divertiamoci a teatro prosegue (dal 6 al 9 febbraio al Nuovo con inizio alle 21) con "Di’ che ti manda Picone" di Elvio Porta proposto dalla Compagnia Enfi Teatro. Ne sono protagonisti Biagio Izzo e Rocio Muñoz Morales. In scena, insieme a loro, Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda, Antonio Romano, Arduino Speranza e Felicia Del Prete. Di Giuseppe Miale di Mauro la regia.

Nel 1984 Nanni Loy gira la fortunata pellicola Mi manda Picone (protagonisti Giancarlo Giannini e Lina Sastri) che narra la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che per protesta, alla chiusura della fabbrica, si dà fuoco in tribunale davanti al figlio piccolo e alla moglie. Il mondo sotterraneo dell’uomo, fatto di camorra e mazzette, verrà portato a galla da Salvatore, un disoccupato che aiuterà la moglie dell’apparente innocente suicida a chiarire dei misteri. Nella pièce teatrale ci si chiede che fine abbia fatto il bambino che assistette alla morte del padre.

Elvio Porta, sceneggiatore del film insieme a Loy, ha scritto per il teatro uno spin-off che immagina dopo trentatré anni il figlio Antonio ormai adulto, disoccupato, sposato, forse futuro papà, esaurito e perseguitato da oscuri personaggi. In scena risate, suoni, rumori, ricordi di una Napoli che fu e che oggi non c’è più. Nel finale, sotto gli occhi malinconici di Antonio, la canzone Assaje di Pino Daniele, cantata da Lina Sastri, esploderà come un rimpianto, una speranza.

«Nel 1984 – racconta il regista Giuseppe Miale di Mauro – avevo nove anni e molto probabilmente il film non lo vidi nemmeno (l’ho poi recuperato crescendo) ma ricordo perfettamente che nella mia famiglia quando c’era da fare qualche incontro importante o qualche faccenda delicata, si diceva: “Di’ che ti manda Picone”. Per anni mi sono chiesto chi fosse quel fantomatico Picone, che solo a nominarlo come faceva Giannini nel film rilasciava crediti e possibilità, poi con il tempo ho capito cosa voleva dire quella frase. Così, quando mi hanno chiamato per curare la regia di questo testo che partendo dal film racconta che fine ha fatto quel bambino che ha visto il padre scomparire inghiottito dalle fiamme, ho fatto un tuffo nella mia infanzia. In quell’universo in cui i bambini si isolano e creano il loro mondo personale».


 
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