OMICIDIO

Avvocato assassino, choc
al circolo del tennis

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L'avvocato Ciccolini durante una partita a tennis

12/08/2013 18:43

"Sapevamo che Vittorio aveva sofferto per la fine di quel rapporto, ma nessuno poteva immaginare quello che poi è successo". Anche i colleghi e gli amici dell'A.T. Verona sono sotto choc per dopo avere appreso che l'avvocato Vittorio Ciccolini ha ucciso la sua ex fidanzata, Lucia Bellucci, con la quale aveva cenato venerdì sera in Trentino. Campione italiano di tennis a squadre per avvocati, Ciccolini dopo avere difeso i colori dell'A.T. Villafranca, era tornato a giocare con l'Associazione Tennis Verona, prestigioso circolo, fondato nel 1929 e che in passato ha ospitato anche i campionati italiani assoluti e la Coppa Davis. E' il circolo della "Verona bene": "L'avvocato Ciccolini veniva molto spesso a giocare qui - racconta un socio -, però si vedeva che non era sereno. Quella storia finita lo tormentava, anche se era molto bravo giocava male perché non stava bene. Mi sembra che lei lo avesse lasciato ancora in dicembre, però lui non se ne faceva una ragione".

Intanto l'avvocato Vittorio Ciccolini è assistito per l'interrogatorio alla Procura di Trento dai colleghi dello studio legale in cui lavorava come penalista: Guariente Guarienti e Fabio Porta.


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  • “Anche per ampliamento dibattito > Stalking / Ambienti / Affinamento dei meccanismi di persecuzione, da parte di persona "esperta" / Blocchi nel sistema di tutela.” di Marina Palmieri 2013-08-12 19:29:44

    == Altra morte di una donna che aveva cercato di essere tutelata. Già di recente aveva denunciato per stalking il suo attuale assassino. == Altro aspetto della questione stalking è rappresentato dalla maggiore difficoltà a trovare aiuto e tutela qualora il molestatore/persecutore appartenga a una 'categoria' professionale che tradizionalmente gode di una credibilità "preferenziale". Aspetto quest'ultimo sottostimato in tutto il dibattito sullo stalking e sulle connesse varie forme di soprusi e violenze. Risultato: in casi del genere è ancora più difficile per la donna farsi credere e tutelare. In sostanza: o la donna non viene creduta, o se viene creduta le fanno capire che non si può fare niente e che è meglio non fare niente. Se dunque il sistema di tutela risulta di fatto bloccato e se in certi ambienti vige la regola cosiddetta del "cane non mangia cane", come farsi tutelare se gli ambienti professionali formalmente preposti alla tutela sono contigui (contigui, vicini, o corrispondenti) all'ambiente professionale del persecutore? In altre parole e verosimilmente: qual è il legale che è disposto a perorare la causa di una persona che sia vittima di un altro avvocato, in fatto di soprusi/molestie e/o vere e proprie violenze? Si aggiunga che lo stesso meccanismo bloccato investe anche altre categorie, sempre tradizionalmente e aprioristicamente considerate "al di sopra" di tutto. Perciò: se in casi del genere una donna prova a chiedere aiuto e sostegno, o, ancora, si risolve a fare una denuncia (o anche solo un esposto, con - oppure senza - richiesta di ammonizione), il risultato è in pratica quello del "darsi la zappa sui piedi" (perché le cose continuano a peggiorare, e il persecutore "esperto" affina sempre di più i meccanismi della persecuzione stessa). E niente di più facile, nel caso di cronaca in questione, che la stessa donna non abbia potuto fare di meglio che cercare di risolvere da sé la situazione incresciosa nella quale da tempo si trovava, cercando ancora una volta un dialogo e andando appunto a cena in un ristorante per parlare. Ristorante: leggasi luogo pubblico, ovvero scelta di cautela (anziché la scelta di luogo privato e appartato) in simili casi di difficile se non di impossibile tutela. == Leggi tutto in Plus.Google.com: https://plus.google.com/100526593922589268146/posts/9dXyh88onJz
     
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