TEATRO

Falstaff, al Filarmonico
una prima di mondanità

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14/12/2011 17:32

Come a Milano, il giorno di Sant'Ambrogio, quando la Scala alza il sipario in una giornata che per l capoluogo lombardo segna l'inizio della stagione invernale, una delle tradizioni più longeve e rispettate. E Verona ha avuto ieri la sua prima, a Santa Lucia. Il mondo politico, mondano e industriale 'è riuntio nelle sale dell'Accademia per tenere a battesimo il Falstaff verdiano. Tanti i vip ospiti, personaggi del cinema, dell'arte, della cultura. La cantante Elisa, Antonio Albanese, ormai un affezionato della lirica scaligera, la scrittrice Barbara Alberti, l'attrice e fidanzata di Lapo Elkan Bianca Brandolini D'Adda, Francesco Mandelli, di Mtv. E poi l'attrice Alba Rohrwacher, presente per un motivo particolare, come del resto la maggior parte degli ospiti. il motivo si chiama Luca Guadagnino, regista cinematografico preso in prestito, per la prima volta, dal Teatro del Filarmonico per dirigere l'opera della vecchiaia verdiana. Alba è stata diretta da lui nel film "Io sono l'amore", candidato ai Golden Globe. E lei, come tutti gli altri, hanno preso auto, treno o aereo per vederlo all'opera. E oltre alla regia, un'altra scelta particolare. La direzione d'orchestra affidata a Daniele Rustioni, 28 anni e un curriculum da enfant prodige. E mentre durante l'aperitivo di gala montava l'attesa, i vertici della Fondazione, dal sovrintendente Girondini al sindaco Tosi, a sottolineare come questo 13 diembre, la prima teatrale, debba diventare per la città una data simbolo, una data importante. Per fare di Verona non solo la madre dell'Arena.

Alle otto e trenta, dopo bicchieri di prosecco offerti da Confcommercio, che ha voluto così mettere il suo marchio su questa cultura in ascesa, il terzo segnale.

L'opera brillante, scritta da un Verdi al tempo ottantenne, s'impadronisce del palco. Il Falstaff di Mastromarino prende forza. Insieme a lui un ottimo cast. Un'opera definita dal regista di una "sublime nostalgia", e sulle note di quella nostalgia vengono smascherate e messe a nudo le debolezze umane. Senza moralità. Solo con tristezza e ironica accettazione. E poi Verdi scrive la fine. "Tutto è un beffa", così, senza appello. Tutti, a luci alte in sala, chiamati in causa da questo scherzo universale. Poi gli applausi e il sipario che cala sulla prima vera notte di mondanità tra i loggioni del Filarmonico.


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