TEATRO NUOVO
Roman, una storia
di integrazione fallita

Roman e il suo cucciolo.jpg
Una storia di violenza, di errori, di disperazione. Una storia d'amore ai margini, tra padre e figlio. Roman, un romeno spacciatore, e il suo cucciolo. Un ragazzo che rifiuta la sua origine, con il desiderio di uscire da quel mondo di droga, prostituzione e violenza e l'incapacità di farlo. Per una sorta di destino non scritto. Uno spettacolo duro, spietato e commovente. A reggere le fila, sul palco e dietro, Alessandro Gassman.
A raccontare una storia d'integrazione fallita, dalla parte di chi sbaglia. La prima, ieri sera, in un Teatro Nuovo al gran completo. Le repliche, fino al 4 dicembre.
Uno spettacolo cruento, reale, da quell'accento imparato nelle periferie della capitale tra muratori e camionisti, alla regia, scenica, tridimensionale, semplice eppure non lineare. E lo spettatore si sente un uomo affacciato alla finestra, a guardare di traverso un mondo vicino al suo eppure separato da una barriera quasi invisibile.
E Gassman, alla sua quinta prova, riuscita, da regista, dice di aver trovato la sua strada. Anche se, da come si muove sul palco nessun dubbio rimange sulle sue qualità di attore. Energico, drammatico, vivo. Pronuncia nel silenzio della sala un "ti voglio bene" al figlio che da solo vale il prezzo del biglietto. E gli altri attori, da Manrico Gammarota, lo zio barese, all'intenso e bravissimo Giovanni Anzaldo, il cucciolo, il cast non sbaglia. Talmente reale da suscitare rabbia, commozione, paura, ilarità nello spazio di una parola. E alla fine, quando la sottile rete che divide il palco dalla platea si alza, arriva lo schiaffo. Guardare uno spettacolo e dimenticarsi, via via che la storia si snoda, di avere un filtro davanti. Accorgersene solo quando è troppo tardi. E' il pregiudizio , è una storia di integrazione fallita. Il messaggio di Roman, di suo figlio. Un messaggio che a luci alte, in sala, non puoi fare a meno di trascinare con te, fuori dal teatro.















