INDAGINE
L'agricoltura veronese
vale 2,3 miliardi

2,3 miliardi di euro: è la produzione lorda vendibile del settore agricolo. Il dato, superiore del 50% alle stime ufficiali fino ad ora calcolate è stato presentato in Camera di Commercio di Verona dall'Università degli Studi scaligera.
L'Università ha passato a setaccio i bilanci delle aziende agricole scaligere che operano nel comparto, tracciando il quadro di un settore che sta subendo profondi mutamenti anche nell'organizzazione aziendale.
L'Università dà i numeri dell'agricoltura. Il settore primario a Verona è il deus ex machina di un comparto agro-alimentare dalle dinamiche brillanti e anticicliche.
"Le aziende agricole - ha spiegato Bettina Campedelli, pro-rettore vicario e docente di economia aziendale dell'Università degli Studi di Verona - rappresentano il 96% della filiera, sono 17.687 su 18.375. Vi sono poi 612 industrie alimentari e 76 industrie delle bevande. Considerando le aziende per attivo medio, le maggiormente strutturate sono quelle vitivinicole che vantano un attivo medio superiore ai 3,5 milioni di euro a fronte di un fatturato medio di poco superiore al milione. Le aziende dai maggiori ricavi sono invece quelle zootecniche che mediamente fatturano 2,25 milioni".
Alle zooteniche seguono quelle di coltivazione dell'uva, di ortofrutta, di seminativi, tabacco e cereli e le attività di supporto e successive (ad esempio gli agriturismi).
Il progetto Agri.lab Verona, sostenuto dalla Camera di Commercio di Verona è incentrato sulle Nuove metodologie di monitoraggio e analisi delle performance economiche dell'agricoltura
veronese, individuando nuovi parametri per valutare il reale peso del settore nell'economia.
"Si tratta di un progetto pilota, ma i risultati sono significativi - ha commentato Alessandro Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Verona aprendo i lavori - stime a parte era necessario, quantificare la reale consistenza del settore, i dati quantitativi sono un fattore qualificante per la crescita".
La Campedelli ha tracciato uno spaccato della struttura societaria e performance nella filiera agroalimentare veronese scaligera. Sono 400 le società di capitali della filiera: si tratta per il 50% di aziende del comparto agricolo, per il 39,5% di industrie alimentari e per il 10,5% di industrie delle bevande.
Diego Begalli, docente di economia ed estimo rurale ha invece preso in esame la contabilità di un campione di 1.381 aziende, divise in diversi settori, come quello dei seminativi, il vitivinicolo, l'ortofloricoltura, la zootecnia.
"Partendo dai dati tecnici e fiscali degli associati Coldiretti e dai dati Avepa sul sostegno pubblico - ha spiegato Begalli - si è giunti alla predisposizione del database integrato dell'osservatorio del settore agricolo, contenente informazioni sulla localizzazione delle imprese, sulla loro forma giuridica ed il settore, sulle caratteristiche demografiche dell'imprenditore, sulla superficie agricola utile (Sau), sui ricavi, i costi, il valore aggiunto e l'IVA negli anni da 2006 a 2010 e sul sostegno
pubblico negli anni 2009 e 2010".
"La ricerca traccia un quadro dell'azienda agricola ben diverso da quello cui siamo soliti fare riferimento: - ha commentato Damiano Berzacola, componente di Giunta della Camera di Commercio scaligera che segue il settore agricolo - le aziende di maggiori dimensioni sono condotte da giovani, quelle più orientate all'innovazione e al servizio, ospitalità inclusa, sono amministrate da giovani e donne. Le attività tradizionali rimangono invece legate a titolari più anziani".
I settori che generano maggior fatturato sono risultati essere quello dei seminativi, della zootecnia e con una punta di eccellenza, il vitivinicolo.
Le forme giuridiche societarie, sebbene nella natura di società semplici, sono le maggiori destinatarie di sostegno pubblico, che deriva soprattutto dalle politiche agricole comunitarie, maggiormente influenti nei settori dei seminativi, della zootecnia e dell'ospitalità e dei servizi. La
riformulazione della produzione lorda vendibile dell'agricoltura veronese è stata calcolata sulla base di 120.784.836 euro di ricavi generati dal campione nel 2010.















