CATS
Da Broadway a a Verona
la magia dei gatti umani

Cats3.jpg
Occhi che si illuminano nel buio dell’anfiteatro. Poi l’orchestra attacca, 25 gatti si impadroniscono del palcoscenico e l’atmosfera del musical scende sull’Arena. Del musical, quello con la M maiuscola. La prima mondiale nell’81 al New London Theatre, nel West End, a Broadway l’anno dopo. In trent’anni è stato tradotto in 10 lingue, ha girato 26 paesi e 300 città. E adesso, per la prima volta, il re del genere, Cats, arriva a Verona.
Tradotto, questa volta in italiano. A metterlo in scena è la compagnia Larancia. Regia di Saverio Marconi, coreografie di Daniel Ezralow. E l’Arena l’accoglie con l’attesa da grande evento.
Lo spettacolo inIzia, sullo sfondo le montagne russe di un lunapark, come nella versione originaria di Loyd Webber tratta dalle poesie di Eliott. Accanto alle giostre, però, oggetti di vita quotidiana, un carrello, rottami. E’ una discarica quella intorno alla quale si muovono i Jellicol Cats. Mezzi umani, mezzi animali, che aspettano la chiamata nel paradiso dei gatti, nella notte più importante dell’anno.
La fama, la vecchiaia, la nostalgia, la consapevolezza, in un musical che più d’ogni altro ha fatto la storia del genere. E in questa versione a firma italiana, fedele al testo ma innovatrice nei costumi e nelle scene, a scaldare la storia un gruppo di cantanti e ballerini energici.
Un musical, che con 263 mila spettatori ha fatto tappa in 43 città d’Italia. Però, la cornice, questa volta, invece di abbellire ha ostacolato il risultato finale. Un allestimento soffocato dalle gradinate, la profondità che andava a perdersi in spazi troppo grandi. L’Arena, abituata alle scenografie imponenti della stagione lirica, ha forse smorzato una parte dell’entusiasmo dei gatti umani partoriti, trent’anni fa, dalla mente di Webber.















