ANNIVERSARIO

Cento anni fa moriva
Emilio Salgari

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Emilio Salgari

25/04/2011 09:35

Ha fatto viaggiare con la fantasia milioni di lettori, ma lui di viaggi era quasi digiuno e non visito' mai i luoghi descritti nei suoi romanzi. Non era neanche un ''Capitano'', come invece voleva esser chiamato, ma con ottanta opere, piu' di 200 sommando anche i racconti, e' considerato tra le penne piu' celebri del romanzo d'avventura e tra i precursori della fantascienza grazie al romanzo ''Le meraviglie del Duemila''.

Parliamo di Emilio Salgari, che, a cent'anni dalla sua morte, avvenuta il 25 aprile del 1911, a Torino, continua ancora a popolare le fantasie dei ragazzi portandoli per mano fino in Malesia, al fianco di Sandokan e nelle Antille del Corsaro nero.

DRAMMA. La sua vita fini' drammaticamente con un suicidio (come fu per suo padre) straziato dal ricovero in manicomio della moglie. La mattina del 25 aprile lascio' sul tavolo tre lettere ed esce con un rasoio in tasca. Le lettere erano indirizzate ai figli, ai direttori di giornali e ai suoi editori. Ai figli Omar, Nadir, Romero e Fatima scrisse: ''Sono un vinto: non vi lascio che 150 lire, piu' un credito di altre 600 che incasserete dalla signora''. Indica dove troveranno il suo corpo, nel bosco della Madonna del Pilone, ma a trovarlo per caso e' una lavandaia: ha la gola e il ventre squarciati e in mano stringe ancora il rasoio.

FAMIGLIA. La tragedia colpi' anche la sua famiglia: nel 1922 mori' in manicomio la moglie Ida, nel 1914 Fatima, giovanissima, rimase vittima della tisi, nel 1931 fu di nuovo il suicidio la causa della morte di Romero, uno dei suoi quattro figli; nel 1936, per le ferite di un tragico incidente in moto perse la vita Nadir, tenente di complemento del Regio Esercito ed anche il piu' piccolo, Omar, si uccise buttandosi dal secondo piano del suo alloggio nel 1963. In onore dello scrittore l'asteroide 1998 UC23 e' stato denominato 27094 Salgari.

VERONA. La tomba con dedica si trova nel famedio del Cimitero Monumentale di Verona, dove Salgari nacque il 21 agosto 1862 in una famiglia di piccoli commercianti. Crebbe in Valpolicella e studio' al Regio Istituto Tecnico e Nautico ''Paolo Sarpi'' di Venezia, ma non arrivo' mai ad essere capitano di marina, come avrebbe voluto. In questo contesto navigo' le coste dell'Adriatico per tre mesi a bordo della nave ''Italia Una'' e questa fu la sua unica esperienza di mare significativa, mentre non gli fu mai possibile viaggiare nei paesi lontani in cui ambiento' la maggior parte dei suoi romanzi.

ROMANZI. Il suo primo lavoro edito fu un racconto in quattro puntate, ''I selvaggi della Papuasia'', scritto a vent'anni e pubblicato su un settimanale milanese. A partire dal 1883 riscosse notevole successo con il romanzo ''La tigre della Malesia'', pubblicato a puntate sul giornale veronese ''La nuova Arena'', ma non ne ebbe nessun ritorno economico significativo. Nel 1884 pubblico' a puntate il suo primo romanzo, ''La favorita del Mahdi'', che aveva scritto nel 1877, a soli 15 anni. Fu un narratore energico, scriveva per i ragazzi e chiunque volesse conoscere luoghi lontani. Divorava tutti i libri che potessero alimentare la sua fantasia.

SUCCESSO. La sua opera ha avuto notevole successo per tutto il Novecento e sono state tante le trasposizioni cinematografiche e televisive dei suoi romanzi. Alcuni dei suoi scritti possono essere raccolti in ''cicli''. I corsari: ''Il Corsaro Nero'' (1899), ''Jolanda la figlia del Corsaro Nero'' (1905). E poi i pirati: ''I misteri della Jungla nera'' (1895), ''I pirati della Malesia'' (1896), ''Le tigri di Mompracem'' (1901) e ''Sandokan alla riscossa'' (1907).

SUICIDI. Nel 1887 mori' la madre e il 27 novembre 1889 vi fu il suicidio del padre: credendosi malato di una malattia incurabile Luigi Salgari si getto' dalla finestra della casa di alcuni parenti. Emilio, nel 1892, sposo' Ida Peruzzi, attrice di teatro, che dal 1903 inizio' a dare segni di follia fino al 1911 quando Salgari fu costretto a farla ricoverare in manicomio. Prima di questo evento, che portera' Salgari al suicidio, dal 1892 al 1898, sotto contratto con l'editore Speirani, pubblico' una trentina di opere e nel 1897 venne insignito da Umberto I del titolo di ''Cavaliere della Corona d'Italia''.

MISERIA. Molti suoi romanzi ebbero grande successo, ma a causa della sua ingenuita' furono soprattutto gli editori a beneficiarne, tanto che nel messaggio lasciato a loro prima di morire scrisse: ''A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di piu', chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna''.


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