CINEMA

Lessinia Film Festival
successo all'apertura

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La serata inaugurale del Lessinia Film Festival

20/08/2012 17:06

erimonia di apertura da tutto esaurito al Film Festival della Lessinia, la rassegna cinematografica internazionale dedicata a vita, storie e tradizioni in montagna giunta quest'anno alla sua diciottesima edizione. La prima giornata della kermesse scaligera si è aperta nel finesettimana a Bosco Chiesanuova, con un omaggio a Dino Buzzati e con le prime proiezioni in sala, che proseguiranno fino al 26 agosto al Teatro Vittoria.

Omaggio. Sono state le parole dello scrittore, giornalista, pittore assieme alle immagini delle sue montagne ad aprire la prima giornata del cinefestival. Il ricordo ha alternato interviste televisive, a Buzzati e alla moglie Almerina, foto dei suoi quadri e video realizzati tra le amate crode. A curare questo omaggio è stata Maria Teresa Ferrari, critica d'arte tra le maggiori studiose dell'autore di Belluno. Oltre a essere un alpinista innamorato delle Dolomiti, Buzzati raccontò e disegnò le sue “montagne di vetro” su quaderni di scuola, lettere, diari, poesie e poi in racconti, romanzi, pièces teatrali, quadri, fumetti. Al Festival le parole di Buzzati, e le sue crode, hanno raccontato emozionalmente quel senso d'intimità segreta, avventura e ignoto che lo scrittore provava quando andava sui monti. Un incedere di tensione metafisica e visionaria: la stessa che il bellunese dipinge e narra, sulle note di una delle sue pagine più belle e intense scritta nel 1956 per il Corriere della Sera, Ma le Dolomiti cosa sono?, che è stata recitata dal vivo a Bosco Chiesanuova.

Mostra. L'omaggio a Buzzati prosegue attraverso il linguaggio dell'arte con la mostra I bastoni del “Bosco Vecchio”: un percorso di opere inedite, scolpite dalle mani di Sergio Billi, che è stato inaugurato nella Sala Olimpica del Teatro Vittoria e rimarrà visibile fino al 26 agosto. Billi è riuscito a percorrerlo in lungo e in largo il “bosco vecchio” di Buzzati. Lo ha fatto per tutta una vita con i suoi bastoni. Ha incontrato i geni degli alberi capaci di trasformarsi in animali e umani per proteggere la foresta, per conservare l'innocenza di una natura incontaminata. Li ha osservati incantato, li ha ascoltati curioso, li ha portati con sé. Ora ce li ripropone in arte. E i bastoni diventano sculture, distribuite all'interno del Teatro Vittoria, in un contesto perfetto per l'anima artistica di queste opere che nascono nella natura. A curare l'esposizione è la critica d'arte Maria Teresa Ferrari, che ha colto il legame poetico tra il grande bellunese e l'artista veronese.


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