CONGRESSO
Lega alla resa dei conti
Tosi al fianco di Maroni

Bobo Maroni e Flavio Tosi
Finita l'era Bossi, inizia l'era Maroni. La Lega Nord prova a cambiare pelle e, dopo dieci anni, celebra il congresso federale che, a meno di clamorose sorprese, eleggerà l'ex ministro dell'Interno come suo nuovo segretario.
Sembra già tutto scritto, con poche sorprese. Maroni, forse per provare a tenere alta la suspense e l'attenzione sull'evento al forum di Assago, non ufficializza la sua candidatura ("c'é ancora tempo") che pure tutti danno già per scontata. Ad infiammare il congresso ci prova Giacomo Chiappori. Il vulcanico sindaco di Diano Marina, bossiano di ferro, è l'ultimo ad arrendersi all'avanzata dei maroniani. Senza giri di parole manda un avviso proprio a 'Bobo': "Senza Bossi la Lega é finita - dice - Maroni ha paura di diventare la sua ombra". Chiappori attacca il nuovo leader leghista che, a sua volta, non minimizza le ultime 'uscite' di Bossi sui media. Altro che "segretario dimezzato" dalla presenza ingombrante del 'presidente' Bossi, per Maroni sono solo "polemiche dei giornali".
"Il nuovo segretario avrà tutti i poteri il movimento politico", spiega. E ribadisce che il nome di Bossi verrà levato dal logo della Lega perché "il simbolo è patrimonio del partito e il consiglio federale è perciò autorizzato a modificarlo", come già avvenne nel 2008. Chiappori, invece, accusa Maroni di aver "portato la Lega alla grande rottura" anche se - spiega il deputato ligure - l'ex ministro "non ha ancora capito che proprio grazie a questa rottura lui sarà tritato da quelli che oggi sono i suoi pasdaran: Flavio Tosi e Matteo Salvini".
Intanto, c'é attesa per l'intervento di Bossi. Il 'senatur' prenderà la parola domenica alle 10:30. Nessuno sa cosa intenda dire dal palco: se possa essere una benedizione definitiva per Maroni o un discorso con il quale farà capire che lui è sempre pronto a vigilare e 'fare le pulci' sul operato di Bobo. Di certo non sarà un anatema, come qualcuno vocifera, anche perché Bossi vuole mettere il movimento al riparo da divisioni che porterebbe il 'suo' partito alla scomparsa. Maroni, Manuela Dal Lago e Roberto Calderoli parleranno poco dopo: intorno a mezzogiorno.
L'ex responsabile del Viminale nella conferenza stampa di presentazione a via Bellerio sottolinea come il congresso già di per sé rappresenti una svolta, una apertura alla democrazia interna nel partito.
Indica "due pilastri su cui si svilupperà il dibattito politico" dell'assise leghista: l'Europa e la questione settentrionale. Saranno scritti in forma di slogan sullo sfondo del palco: 'Per l'Europa dei popoli ' e 'Il nord!' perché - spiega Bobo - "il concetto del territorio sarà sempre più importante per il futuro". Il congresso sembrava un copione già scritto con Maroni vincitore della battaglia con Bossi. Il duello è iniziato mesi fa, quando il 'capo' ed il suo 'delfino' nelle retrovie hanno iniziato uno scontro senza esclusione di colpi (malgrado le smentite di rito). La storia sembrava finalmente terminata con lo scandalo dei fondi di partito ed il coinvolgimento della famiglia del Senatur. Ma Bossi si è rialzato, lanciando l'ennesima sfida politica con piccole punzecchiature.
Ad Assago sarà la resa dei conti. La riunione del movimento padano non eleggerà soltanto il segretario ma cristallizzerà un cambiamento in corso nel partito. Nelle gerarchie leghiste avanzano i 'giovani' maroniani Flavio Tosi e Matteo Salvini e prendono il posto dei 'cerchisti' che però - giurano - questo fine-settimana venderanno cara la pelle.
















