
Concussione e falso. Sono le accuse, pesanti, avanzate contro il luogotenente Alfonso Galizia, 52 anni, comandante della tenenza di Soave e il Maresciallo Capo Massimo Casaccia, 42 anni, in servizio al comando compagnia di Verona, arrestati ieri dagli stessi colleghi.
Per il sostituto procuratore Umberto Vallerin, che ha coordinato le indagini, i due si sarebbero fatti consegnare in tutto 30 mila euro. A pagare sarebbe stato un imprenditore della Lessinia, un uomo d'affari che opererebbe nel campo immobiliare.
I fatti risalirebbero al maggio 2006 e riguarderebbero un controllo fiscale terminato senza rilievi. All'epoca dei fatti Galizia era il comandante della squadra volante della compagnia di Verona e Casaccia operava alle sue dipendenze. I soldi pagati, secondo l'accusa, avrebbero consentito all'imprenditore di stare tranquillo nello svolgimento delle proprie attività, con riferimento agli esiti di possibili futuri controlli.
La segnalazione di reato alla Procura, è scattata tre anni dopo, dalla denuncia di un finanziere del comando provinciale venuto in possesso di informazioni sulla presunta concussione.
In una prima fase è stato sentito l'imprenditore coinvolto, che avrebbe confermato le accuse. Da li il cambio di incarico del Maresciallo Casaccia, spostato a compiti non operativi e successivamente le indagini e gli accertamenti bancari che hanno portato agli arresti dei due militari, da ieri in una speciale sezione del carcere di Montorio per mano dei colleghi della Tributaria di Verona e dei militari della Sezione di Polizia Giudiziaria.
In un comunicato, che ha sostituito la prevista conferenza stampa sulla vicenda, il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, Col. Biagi, ha sottolineato la capacità e la volontà del corpo di isolare i fatti e reprimere gli illeciti, anche quelli commessi dai propri appartenenti. A testimonianza della solidità dell'Istituzione e a tutela dell'immagini dei 400 finanzieri che operano a Verona.
Ieri le perquisizioni, ma le indagini non sono ancora concluse. E se emergesse che anche altri imprenditori fossero stati soggetti a “richieste” di denaro l'inchiesta potrebbe assumere dimensioni ancora più clamorose.
