Unicredit, Zaia: "Servono sbarramenti azionari"

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09/09/2010 09:29

"A questo punto bisogna mettere gli sbarramenti al possesso azionario. Se dobbiamo vedere scalare le nostre società e svuotare le nostre fondazioni, sarebbe deleterio". Lo dice in una intervista al Giornale il governatore del Veneto Luca Zaia, a proposito dell'accresciuta presenza dei libici in Unicredit, passati dal 5% al 7%. "Non conosco i dettagli - aggiunge - dal di fuori dico che se è un'operazione di diversificazione degli asset del fondo sovrano, prendo atto. Ma stento a credere che la partita si fermi qui".

"Che la politica non si debba occupare dei fatti dell'imprenditoria e del mercato - spiega il governatore del Veneto - è pacifico". Ma le fondazioni "rappresentano il popolo stesso" e "in questo senso è bene che la politica punti i piedi". In un "mercato globale" è "inevitabile" l'ingresso di investitori stranieri, come i libici, ma "abbiamo un impegno a garantire che Unicredit continui a essere una banca del territorio. Se no viene meno l'oggetto sociale".

Della necessità che la governance della banca resti "saldamente in mani italiane" e che i soci di Tripoli vadano "fermati" parla anche, in una intervista al Corriere della Sera, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che sottolinea come per la città "l'investimento nella banca è un problema di governance di rappresentanza e di risposte al territorio". "Io - aggiunge - spero che Unicredit rimanga banca di riferimento per un'ampia fetta del territorio italiano e che i partner stranieri continuino a giocare un ruolo da investitori istituzionali". Quanto all'operato dell'ad, Alessandro Profumo, per Tosi "di certo non poteva non sapere". E "le malelingue dicono che abbia lasciato che l'operazione libica si realizzasse per rafforzare se stesso".

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