
Lo abbiamo incontrato nel foyer del Teatro Nuovo dove ha incontrato il pubblico in un dibattito sul suo ultimo spettacolo, "La Bisbetica Domata". Una commedia rivisitata in cui il testo shakespeariano è stato tradotto in lingua veneta.
- Uno spettacolo in cui Shakespeare si fonde un po' con lo stile goldoniano. Come mai questa decisione di recitarlo in dialetto?
"La decisione nasce dal fatto che "La Bisbetica" è ambientata tra Padova e Verona e raccontarla nella lingua del posto rende più reale tutta la vicenda. Ma in realtà non ci vedo molto Goldoni, c'è un bellissimo dialetto veneziano tradotto molto bene da Pier Mario Vescovo, ma soprattutto c'è Shakespeare. Molti pensano che il dialetto sia una sottocategoria della lingua italiana ma non è così. Il dialetto regala delle sfumature che l'italiano non ha. C'è il dialetto dei ricchi, dei nobili e quello dei poveri. Cose che adesso non possiamo capire visto che parliamo ormai solo la lingua del telegiornale".
- E su questo cast di sole donne cosa mi dice?
"E' stata la mia richiesta prima di partire per la tournée. Però in realtà di tutte queste donne non ce ne sta nemmeno una, quindi il mio è stato un tentativo inutile. Ma al di là dell'ironia devo dire che siamo un cast molto affiatato, ci siamo divertiti e tutte le attrici sono molto brave. Si trovano ad interpretare ruoli maschili e per loro non è facile. Però ce la fanno in modo eccellente".
- E allora mi dica tre motivi per venire a vedere la sua "Bisbetica Domata".
"Direi innanzitutto perchè è divertente, in secondo luogo perchè ci sono delle attrici belle e bravissime. E poi perchè c'è Balasso. Uno e trino, mi sembrano tre motivi molto validi".