
Per il momento è soltanto un ipotesi, ma è anche l'unica che porterebbe al salvataggio del centro ricerche di Verona, che la Glaxo – e la decisione è definitiva – chiuderà entro fine anno. L'idea è quella di riconvertire la struttura, rivedendo l'attività di ricerca, non più neuroscienza ma altri settori, unendo soggetti pubblici, istituzionali e privati in quello che potrebbe diventare un parco scientifico tecnologico di livello internazionale. "Nessun proclama, siamo al primo incontro e la situazione è delicatissima" ha detto il sindaco "ma c'è uno spiraglio per tutelare i posti di lavoro. Chiaro che serve l'unione delle forze economiche e finanziarie della città oltre che di regione e governo".
VERTICE. L'ipotesi è scaturita dall'incontro a Palazzo Barbieri che ha visto il sindaco Flavio Tosi coordinare un tavolo con l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri e i vertici dell'azienda farmaceutica, presenti Luc Debruyne, presidente e amministratore delegato di Glaxo Smith Kleine Italia e il vicepresidente affari istituzionali Daniele Finocchiaro. Glaxo ha confermato l'annuncio fatto ieri a livello mondiale sulla ristrutturazione delle attività di ricerca con l'interruzione in sei centri aziendali nel mondo, tra cui Verona, dove il rapporto tra investimenti necessari e la possibilità di scoprire terapie utili è decisamente sfavorevole.
TAVOLO. Cento milioni di euro il valore delle tecnologie all'interno del centro ricerche che occupa 500 persone e i cui costi annuali ammonterebbero a 150 milioni di euro. Glaxo ha smentito le voci di un trasferimento della produzione in Cina. Tosi confermato la necessità di coinvolgere nell'operazione di salvataggio le categorie economiche e soprattutto finanziarie della città. E del caso Glaxo si è occupato anche il Ministro del lavoro Sacconi, che ha sostenuto l'ipotesi di aprire un tavolo negoziale con lo scopo di garantire un'attività di ricerca che rappresenta un punto di eccellenza nella farmacologia italiana.
All'incontro ha preso parte l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri. "Per Verona la ricaduta è pesantissima - ha detto Tosi, al termine dell'incontro - poiché la decisione presa dalla multinazionale mette a rischio circa 500 posti di lavoro presenti nella nostra città".
Secondo quanto emerso, i vertici di Glaxo, che incontreranno nei prossimi giorni i ministri del lavoro e della salute, hanno confermato a Tosi la disponibilità ad impegnarsi in un possibile percorso finalizzato a salvaguardare in tutto o in gran parte l'attività di ricerca, con modalità diverse da quelle attuali. "Non solo il Comune quindi, ma tutta la città di Verona - ha sollecitato Tosi - con le sue forze sociali, economiche e finanziarie, deve impegnarsi per una soluzione".